2460655511_779a1d1a5c_bAnsia, un’emozione che oltre una certa soglia rende peggiore ogni prestazione fino all’immobilizzazione. Ma cos’è l’ansia e cosa la differenzia dalla paura? L’ansia è una paura rivolta al futuro, verso scenari non ancora verificatisi, ma temuti, presagiti, immaginati e inscenati nella propria mente. La paura invece è una reazione ad una pericolo reale e presente qui e ora.
C’è una sfumatura dell’ansia che spesso viene trascurata, ossia l’incertezza reale e presente del non avere gli strumenti per sapere  ciò che avverrà.

L’uomo per vivere ha bisogno di una certa automaticità, non può decidere ogni volta il da farsi, nella maggior parte del tempo si comporta e agisce secondo l’esperienza appresa, e sa che in determinate situazioni si verificheranno determinate conseguenze. Sa che quando il semaforo è rosso ci si ferma, e quando è verde può passare, e ha fiducia che gli altri automobilisti si fermeranno ai semafori laterali al loro turno di rosso. Se si teme di passare con il verde per paura che gli altri non si fermino al rosso si resta paralizzati in mezzo all’incrocio, creando disagio agli altri conducenti. E questa è la tipica condizione dell’ansia “classica”.
Ora immaginiamo che sia il semaforo stesso a dare segnali ambivalenti, ambigui, incerti o scorretti. La confusione, gli eventuali tamponamenti o incidenti provocherebbero una reazione di spavento relativa ad una situazione concreta e reale. E questa è la paura “classica” di fronte ad un pericolo esistente davanti a noi.
Continuando con l’analogia, immaginiamo ora che arrivino dei tecnici a riparare il semaforo “impazzito” e dopo aver dato un’occhiata e ripristinato le giuste direttive ai comandi si accorgano che il semaforo continua a dare segnali discontinui. Supponiamo che i tecnici invece di ammettere la propria ignoranza circa il guasto e la soluzione da adottare dicano ai conducenti: “È tutto sotto controllo, continuate pure a circolare”, mentre il semaforo continua a giocare a testa o croce! Certo che qualcuno protesterà, qualcun’altro troverà vie alternative, altri occuperanno l’incrocio, altri faranno ricorso per gli incidenti subiti.
Bene, se i tecnici non sanno aggiustare il semaforo”volubile”, né vogliono spegnerlo o sostituirlo, come potranno mai essere rassicurati i conducenti dai proclami dei tecnici circa la loro competenza, mentre i semafori continuano a non funzionare?

Io personalmente non credo che ci sia una cattiva volontà alla base di questa crisi economica “occidentale” interminabile (come si può apprendere dalle varie fonti di controinformazione), credo che gli esperti in materia abbiano proprio perso la bussola per ogni tipo di orientamento. È come se davanti ad un’economia “impazzita” invece di ammettere la propria ignoranza dicessero: è tutto ok, continuate a circolare.
Non possono esserci così tante opinioni divergenti sull’origine e sulla soluzione della crisi economica. Si può essere discordanti sulla cura più appropriata, e anche sulla corretta diagnosi, ma è impossibile che davanti agli stessi sintomi un medico dica che si tratti di mal di gola e un altro di mal di pancia, e uno prescriva antistaminici e l’altro antidiarroici.

Quando un sistema diventa troppo complesso sfugge al controllo di chi lo gestisce e persino di chi l’ha creato, e inizia a comportarsi in modo imprevedibile. Non è dato sapere dove e quando si incepperà quel micro-ingranaggio che manderà in crisi l’intero sistema. La complessità è data dalla diversità e dal numero di scambi, come un organismo vivente dove ogni cellula ha il suo posto e la sua funzione specifica. Di solito i sistemi complessi godono di un alto grado di adattabilità e flessibilità per attutire i cambiamenti e i contraccolpi di un ambiente in continuo mutamento. Quando si oltrepassa una certa soglia critica il sistema può evolvere verso uno stato di maggiore complessità e con nuove proprietà emergenti, oppure collassare precipitando nel caos, ma nessuno può prevedere quale delle due eventualità si verificherà, né in quale momento. L’ansia che ne deriva non è il risultato dei pensieri catastrofici di un ipocondriaco, ma un concreto senso di incertezza vivo e reale che destabilizza ogni individuo “sano”, parte del sistema caotico. L’impossibilità di fare previsioni è un dato di fatto, e lo dimostrano tutte le teorie che si confutano a vicenda accusandosi di questo o quel servilismo verso i poteri forti. Ma sono proprio i signori “poteri forti X, Y, Z,…” a non raccapezzarci nulla. E in mezzo a questo caos ci sono i pessimisti che aggravano l’ansia prospettando scenari bellico-apocalittici e gli ottimisti che vedono nella tecnologia la soluzione a tutti gli attuali problemi economici.

(fonte immagine)

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