Impossible_staircase.svgPerché i movimenti di protesta si risolvono solo con la protesta? Cosa c’è di vizioso in questo meccanismo? Sembra che siano destinati a cadere dentro circuiti ricorsivi e autoreferenziali, non riescono a fare quel salto di qualità, quel passaggio dalla denuncia al cambiamento del sistema che hanno preannunciato, e ricadono su se stessi, quindi di nuovo sulla denuncia, sulla critica, sulla diagnosi di ciò che non va, ecc. Ma le continue denunce non sortiscono mai gli effetti sperati, nemmeno le condanne ci sono riuscite. Dopo Mani Pulite la corruzione non si è fermata.

Finché si rimane fuori il sistema politico, puntare il dito su ciò che non va e avere tutte le strategie risolutive risulta più che facile: basta essere onesti, no? Basta far rispettare la legalità, basta avere dentro di sé il senso interiore della legalità e della moralità. Poi si acquistano consensi elettorali, si entra in parlamento, nelle istituzioni, nella pubblica amministrazione, e ci si accorge di come tutto sia in realtà legale, non c’è niente di non conforme alle regole e ciò che si denunciava dall’esterno a gran voce diventa poi una vocina sottile, e soprattutto ciò che si denunciava improvvisamente sparisce, perché un conto è inveire da cittadino e un conto è inveire con un ruolo istituzionale. Non si può andare contro le istituzioni, non si possono offendere ministri, presidenti, alte cariche dirigenziali. Gridare “ladro” dentro un bar non è la stessa cosa del gridarlo in parlamento, devi essere corretto con i tuoi colleghi. Certo ci può essere contraddittorio in tv o a mezzo stampa, ma poi tutto deve rientrare entro i limiti del “ben pensare”, in Italia si è innocenti fino a prova contraria, e se la prova non c’è i sospetti, benché plausibili, non si possono esternare.
Per quanto la Sinistra abbia reso ormai “storica” la battaglia contro il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi, alla fine ha solo potuto dimostrare che è un uomo a cui piacciono le donne! Perché? Che non ne avesse i mezzi? No, il punto è che la denuncia è semplice, il cambiamento effettivo delle regole in corso è tutta un’altra cosa in un sistema farraginoso e pieno di attrito contro la trasparenza, un sistema nato, pensato e “migliorato” durante la prima repubblica con la sua forma mentis clientelare-assistenzialista.

A lungo andare poi la protesta diventa sterile e fine a se stessa e dà l’impressione di essere stantia e nauseante. Gli elettori che hanno votato un candidato di un movimento di protesta, pieno di promesse di cambiamento, si aspettano che qualcosa cambi sul serio, e se questo cambiamento non avviene in maniera plateale si stancano e alle prossime elezioni o si asterranno oppure voteranno di nuovo i partiti classici perché almeno sono meno “clamorosi” e danno l’impressione di “capirci di più”.

È un circolo vizioso che purtroppo incastra coloro che promettono un piatto grande e alla fine non possono che presentare delle briciole perché si accorgono che non hanno le chiavi della cucina, non hanno accesso ai fornelli, non hanno i soldi per fare la spesa. L’unico modo è avere l’accesso nella stanza dei bottoni, e per averlo il consenso deve essere grande e per avere un grande consenso devono apportare dei cambiamenti visibili e concreti (cambiamenti tra l’altro sgraditi alla maggioranza che ancora ha qualcosa da perdere), ma tali cambiamenti vengono impediti a priori a livello “intrasistemico”, per cui diventa impossibile cambiare il sistema dal di dentro, impossibile è altresì cambiarlo dal di fuori,  pertanto i movimenti di protesta e i loro rappresentanti sono costretti a percorrere all’infinito la famosa scala impossibile di Penrose. Chi riuscirà a trovare un’alternativa strategica, chi tirerà fuori dal cilindro un’idea davvero originale per superare l’impasse del cambiamento impossibile è un genio. A me l’unica soluzione che viene in mente è candidare un presidente del consiglio che non sia italiano!

(fonte immagine)

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