5492971031_5655380b8c_bIl sogno non può rimanere sognato a lungo, altrimenti non ha valore di sogno ma solo di fantasticheria. Il sogno deve scendere nella concretezza e deve prendere il nome di obiettivo. Già il cambio del termine lo rende fattibile e attuabile. Verifichiamo subito se ciò è possibile solo se stiamo percorrendo la strada giusta: vogliamo diventare dei designer? Siamo creativi e non sappiamo come mettere a frutto il nostro talento? Bene, la prima domanda da porsi è: “Cosa sto facendo al momento per far sì che questa mia aspirazione si concretizzi in un lavoro vero e proprio?”
Se la risposta è: “Nulla”, è ovvio che il sogno è una sciocca fantasticheria, simile al “cosa farò da grande”, con l’unica differenza che si è già grandi e si possono fare molte cose per attuare i propri obiettivi. La focalizzazone è fondamentale, più si focalizza e meno ci si disperde e più si mettono a fuoco i fattori che possono aiutarci: come sostenerci finanziariamente, come gestire il tempo, dove andare, con chi parlare, a quali porte bussare. Si procede per prove ed errori, per tentativi. L’unico vero fattore decisivo è la motivazione alla riuscita, la perseveranza, poiché una volta che avremo intrapreso le prime azioni concrete, possiamo aggiustare il tiro di volta in volta, ricalibrare l’obiettivo e procedere in maniera sempre più aderente alla realtà.

Il sogno prende forma solo se la realtà lo sostiene, e la realtà è fatta di azioni concrete, di incontri, di scambi, di informazioni, di servizi, di professionalità a confronto, di competenze acquisite, il genio solipsistico che se ne sta in soffitta a pensare come salvare il mondo con la sua arte privata e privativa è un delirante, e soprattutto forse è un artista “fai da te”, i più grandi artisti sono scesi dalla propria torre d’avorio, sono andati in una tipografia, in una casa editrice, hanno parlato, contattato e contrattato, hanno esposto le proprie opere d’arte, le hanno vendute. In una celebre poesia in prosa di Fernando Pessoa, Tabaccheria, il poeta esprime in pieno questo stato d’animo tra il sogno e la realtà:

(…)
Che so di cosa sarò, io che non so cosa sono?
Essere quel che penso? Ma penso di essere tante cose!
E in tanti pensano di essere la stessa cosa che non possono essercene così tanti!
Genio? In questo momento
centomila cervelli si concepiscono in sogno geni come me,
e la storia non ne rivelerà, chissà?, nemmeno uno,
non ci sarà altro che letame di tante conquiste future.
No, non credo in me.
In tutti i manicomi ci sono pazzi deliranti con tante certezze!
lo, che non possiedo nessuna certezza, sono più sano o meno sano?
No, neppure in me…
in quante mansarde e non-mansarde del mondo
non staranno sognando a quest’ora geni-per-se-stessi?
Quante aspirazioni alte, nobili e lucide -,
sì, veramente alte, nobili e lucide -,
e forse realizzabili,
non verranno mai alla luce del sole reale né troveranno ascolto?

Il mondo è di chi nasce per conquistarlo
e non di chi sogna di poterlo conquistare, anche se ha ragione.
(…)

Ma i geni non rimangono quasi mai incompresi, e la storia li rivela sempre.
Di solito viene automatico darsi da fare per seguire e attuare le proprie propensioni e le proprie attitudini, sia in base al temperamento che alla capacità di apprendere più facilmente determinate discipline e mestieri piuttosto che altri, anche grazie all’aiuto della famiglia di origine, ma quando questo automatismo si inceppa e rimaniamo a fantasticare piuttosto che agire, in questo caso può intervenire il Life Coach che trasporta il suo Coachee attraverso le difficoltà ed elicita in lui la motivazione e la voglia di agire.

(fonte immagine)

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