3589954908_0cffbafe98_oIl delirio è una convinzione privata della realtà. La realtà del delirante non corrisponde a quella che i sani possono dedurre dalla percezione del mondo comune a partire da uno stesso piano socioculturale e situazionale. Il mondo è solamente come appare al suo interno senza corrispondenze esterne che possano confermarlo o disconfermarlo.
I deliri si possono dividere in negativi e positivi: negativi se tendono a percezioni e convinzioni angoscianti, positivi se tendono a percezioni e convinzioni esaltanti.
Tra i negativi abbiamo il delirio ipocondriaco, di colpa e dannazione, di distruzione, di rovina, di catastrofe, di condanna, di persecuzione, di gelosia, nichilistico, di putrefazione, di contaminazione, di trasformazione, di frammentazione, di rapporto sensitivo in chiave paranoide. Tra i positivi (o desiderativi) abbiamo il delirio erotomanico, di grandezza, di onnipotenza, di elevazione sociale, di ricchezza, genealogico, di gravidanza e maternità, di innocenza, a sfondo mistico (di salvazione, di redenzione, profetico-messianico, di rinnovamento del mondo, di espansione magica, cosmogonico), di rapporto sensitivo in chiave erotica/mistica.

Ciò che differenzia il soggetto sano da un soggetto che svilupperà il delirio è la capacità di tollerare la frustrazione. Il soggetto sano sente che il desiderio non è stato soddisfatto e cerca in ogni modo di compensare questa mancanza e soffre se non ci riesce. Mentre un soggetto con una forza dell’Io debole cercherà una compensazione delirante conseguente ad una scarsa capacità di gestire la sofferenza e la frustrazione di una realtà non in linea con i propri desideri.

La capacità di cercare più modalità di soddisfazione dei propri desideri deriva da un esame di realtà corretto e dalla capacità di resilienza e di agentività. L’individuo sano sente di poter intervenire per cambiare gli eventi che portano alla risoluzione di un problema e quindi al raggiungimento di un obiettivo di vita. Il soggetto delirante non sente di avere questo potere perché non ha sviluppato un senso di coerenza, di identità e di sicurezza interiore sufficiente per affrontare le difficoltà dell’ambiente esterno.

Il delirio negativo più comune è quello ipocondriaco e di persecuzione. Questo delirio testimonia un contenuto della psiche ancestrale: la sopravvivenza e l’attenzione al pericolo. Curare il proprio corpo dalle malattie e guardarsi intorno per fuggire tempestivamente dai predatori è un comportamento istintivo. Lo sviluppo della neocorteccia ha sublimato tali istinti in contenuti di pensiero. La cura della propria salute e la cautela verso persone che non conosciamo sono pensieri normali, ma l’esasperazione e l’esagerazione portano poi tali pensieri al livello di ossessione e di delirio, che vanno ad occupare il tempo che lo psicotico non riesce a dedicare a se stesso, alla risoluzione dei problemi, al superamento delle difficoltà e alla propria crescita.

Sul versante dei deliri positivi i più comuni sono quelli erotomani e di grandezza. Anche qui la continuazione della specie e il bisogno di avere un ruolo nella società per dare sostentamento e identità sociale ai figli è un comportamento istintivo. E anche qui l’accoppiamento e le attività di sussistenza si sono evoluti nella scelta del partner e del lavoro che più ci piacciono e che sono più in sintonia con le nostre qualità, propensioni e capacità. In questo caso il delirante non avendo le capacità per conquistare il partner desiderato e per impegnarsi nell’apprendimento di un lavoro o di una professione, invece di gestire la frustrazione e rafforzare le proprie debolezze  imbocca la strada del delirio e tutto è bello nella sua mente: ha il partner che desidera, anzi tutti i partners che desidera, ha un lavoro importante, è ricco, conosce persone importanti, deriva da una famiglia nobile, ecc.

Un’attenzione a parte per i deliri a sfondo mistico: cori angelici, legioni demoniache, arcangeli e diavoli, paradiso e inferno, missioni da svolgere, l’umanità da salvare, messaggi divini da divulgare, colpe e dannazioni eterne da espiare per i peccati commessi. Una sfera davvero importante della storia dell’umanità quella della religione, l’uomo ha bisogno di credere ad una ulteriorità, senza questo bisogno sarebbe preda del nichilismo che toglie ogni senso al fine ultimo della vita, ai suoi perché, relegando tutto nel meccanicismo e nel riduzionismo. Il bisogno di credere però è diverso dalla certezza, l’uomo crede, spera, prega, partecipa a rituali religiosi che esprimono fede e devozione verso un ente superiore che aspira a raggiungere. Ma non ne ha la certezza, questo differenzia l’uomo sano dal delirante che è certo, lui vede, sente, è in contatto con realtà sovrasensoriali da cui riceve insegnamenti da diffondere nel mondo. Anche in questo caso un normale bisogno è stato sublimato e poi esagerato. Le religioni si sono evolute da politeiste a monoteiste, da animiste a trascendentali, gli spiriti non sono più tra noi, ma in dimensioni inferiori o superiori. Vedere spiriti e demoni presenti, sapere che ci sono influssi al di fuori dell’uomo che ne condizionano la vita, è non solo un delirio, ma anche una regressione a stati primordiali nella storia delle civiltà.

I deliri partono da pensieri comuni a tutta la specie umana e che derivano dagli istinti primordiali, la loro classificazione e il loro contenuto ci informa sui contenuti della psiche, su quali sono i pensieri comuni che l’uomo pensa: il lavoro, l’amore, la salute, i rapporti sociali, il prestigio, la condizione economica, le credenze religiose, l’ambiente circostante, il proprio destino, il perché ultimo dell’esistenza.

  • Scharfetter C., Psicopatologia generale, Feltrinelli, Milano, 1992
  • American Psychiatric Association, DSM-IV-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text Revision, Masson, Milano, 2007

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