Puzzled1- Diversamente dal motivatore, il Life Coach non sprona, né incita il proprio Coachee (l’individuo che si rivolge a lui), semplicemente lo allena a raggiungere i propri obiettivi. Come nello sport per ottenere certi risultati occorre percorrere un certo iter atletico, così nella vita per ottenere certi risultati occorre percorrere un certo iter didattico, fatto di azioni pratiche e concrete.

2- Diversamente dallo psicologo e dallo psicoterapeuta, il Life Coach non cura, non sostiene, non educa, non indaga sulle dinamiche interiori,  lavora soltanto insieme al Coachee sul suo futuro e sui passi concreti da effettuare già da subito. Se questi passi non vengono compiuti si lavora su ciò che lo impedisce, sempre focalizzato sull’ obiettivo specifico, e non sull’intera personalità.

3- Diversamente dal consulente specifico, il Life Coach non consiglia, non dà istruzioni, non dice “fai così”, anche perché non è un tuttologo, non sa davvero come percorrere l’iter di qualsivoglia professione. Il Life Coach tira fuori dal Coachee le sue conoscenze, tutto ciò che gli può essere utile, tutto ciò che lo potrebbe facilitare, tutto ciò a cui non ha ancora pensato; ancora una volta si lavora sull’azione pratica.

“Voglio diventare designer, amo disegnare, amo creare, sono originale e creativo. I miei amici adorano ciò che faccio!”. Ok, quale scuola vuoi frequentare? In quale ambito del design ti vuoi specializzare? Secondo te quali sono i corsi migliori per l’ambito specifico nel quale vuoi lavorare? Fino a dove ti puoi spostare? Quando tempo e denaro hai a disposizione? Puoi contare sul sostegno della tua famiglia di origine o solo su te stesso? Se non si sa rispondere a nessuna di queste domande si è nella tipica condizione del “brancolaggio nel buio”.

Innanzitutto iniziamo a fare un po’ di ordine e chiarezza, poi andiamo a pianificare le azioni concrete, verifichiamo cosa ostruisce il percoso e come superare le difficoltà, come attivare le proprie risorse interiori per superare gli ostacoli, come seguire il proprio istinto e intraprendere la direzione più opportuna.

Se il Coachee nel tempo che intercorre tra una sessione e l’altra non muove un dito per percorrere l’iter appropriato, nonostante tutte le buone intenzioni, vuol dire che è alle prese con una nevrosi e l’ambito di intervento si sposta sull’asse della psicopatologia. Se il Coachee soffre di una lieve abulia, apatia, anedonia, astenia (… e altri sintomi depressivi lievi), l’invito è quello di rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

Il Life Coach non cura, non agisce sulla disfunzione, ma fa sì che il Coachee azioni le sue risorse per funzioniare meglio. Il termine “funzionare” può suonare un po’ robotico-disumanizzante, ma qui è inteso come sicurezza personale, come consapevolezza delle proprie competenze, come certezza che si stanno allineando i giusti passi,  come percezione della propria auto-efficacia (Bandura).

(fonte immagine)

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