Marvin_The_Robot_by_Retoucher07030Aumentano le capacità nel proprio lavoro, aumentano le responsabilità, aumentano gli incarichi, aumentano le persone che contano su di te e sulla tua competenza, aumentano le ore di lavoro, aumenta lo stress e la paura di non riuscire a far tutto, specialmente se si è al primo vero lavoro importante. In un gergo un po’ antiquato si dice “farsi le ossa”, in un linguaggio più moderno diciamo formazione.
Se vogliamo imparare bene non solo il nostro mestiere, ma anche ad organizzare il lavoro al meglio, dobbiamo essere qualcosa in più di un semplice esecutore.

Il salto di qualità
La competenza è un fattore tecnico di apprendimento, di intelligenza, di abilità cognitive. La capacità di organizzazione è un fattore che appartiene alla personalità: gestire, prevedere, delegare, inventare nuove soluzioni, individuare maggiori opportunità, ottimizzare tempi e mezzi, tirar fuori il meglio dai propri collaboratori, sono qualità diverse dall’eseguire un compito alla perfezione.
È questo il salto di qualità che Lorenzo non riesce a fare, e percepisce tutto più grande di lui, fino a sentire il cuore in gola per la paura di non riuscire a portare a termine entro i tempi prestabiliti, insieme al suo team, un lavoro per la realizzazione di un importante progetto.

Stress positivo e stress negativo
Lo stress, entro certi limiti, può essere percepito in maniera positiva o negativa a seconda della personalità di chi si trova in situazioni stressogene. Una certa mole di lavoro e di responabilità può essere percepita come una sfida, una prova per fare sempre meglio, una forza motivante che consente di superare i propri limiti; oppure può essere percepita come ansiogena, come troppo difficile da gestire, e le scadenze vengono vissute come una minaccia piuttosto che un momento di riflessione per organizzare meglio il lavoro e ottimizzare i punti di forza.

Futuro = motivazione
Non basta solo uno stipendio maggiore per sopportare lo stress di una tabella di marcia serrata, se manca uno scopo futuro per cui vale la pena rinunciare anche al tempo libero sentiamo che quel tempo lo stiamo perdendo invece che guadagnando. Sentiamo che il nostro locus of control (la capacità di controllare gli eventi) è più esterna che interna, che la nostra vita viene gestita da altri più che da noi stessi, e questa sensazione è molto opprimente. Andare avanti solo per senso del dovere causa le cosidette somatizzazioni e patologie da stress.
Scegliere uno scopo maggiore, avere la sana ambizione di raggiungere traguardi professionali più alti, è la motivazione più forte che ci permette di vivere lo stress in maniera accretiva (come possibilità di crescita e perfezionamento secondo la piramide di Maslow).

Gestire la situazione
Lorenzo ha bisogno di capire, e soprattutto sentire, se ciò che sta facendo gli è utile; se lo stress lo sopporta a fatica perché si sente costretto dall’obbligo dell’impegno assunto, oppure se ciò che sta facendo è propedeutico per la formazione di qualità manageriali.

(fonte immagine)

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