3152637121_acc036a19a_z“Un bel giorno che ignoro mi sono trovato a questo mondo e fino a quel giorno ero vissuto senza accorgermene, evidentemente da quando nacqui. Quando ho chiesto dov’ero tutti mi hanno ingannato e tutti si contraddicevano. Quando ho chiesto di indicarmi quello che dovevo fare, tutti mi hanno parlato falsamente e ognuno mi ha detto una cosa diversa. Quando mi sono fermato per strada perché non sapevo dove andare, tutti si sono stupiti che io non proseguissi verso un dove che nessuno sapeva cosa fosse, o che io non ritornassi indietro: io, che sveglio all’incrocio, non sapevo da dove ero venuto. Mi sono trovato sul palco senza conoscere la parte che gli altri recitavano senza indugio, anche se non la sapevano a loro volta. (…) E ho cominciato, fra me e me, a costruire barche di carta con le bugie che mi erano state date. Nessuno ha voluto credere in me, neppure come a un bugiardo, e non avevo uno specchio d’acqua nel quale provare la mia verità.” (Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”).

“Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.” (Oracolo di Delfi)

Sono due brani tratti da due fonti estremamente diverse tra loro ma hanno una profonda similarità.
Il primo tratta di una conoscenza interiore esterna a se stesso, ossia sentire dentro di sé una forza sconosciuta che ci manovra e ci dirige verso scopi a noi ignoti. Qualcosa ci vive e noi non sappiamo cos’è! Siamo diretti da impulsi e desideri, sperimentiamo dolore e felicità effimere a causa della soddisfazione o meno di tali bisogni; siamo imprigionati nelle maglie della fitta rete della natura che ci fa essere in un certo modo. E questa è la prima presa di consapevolezza che comporta il conoscere se stessi, ossia il non conoscere un bel niente di sé!
Il secondo brano è del famoso oracolo di Delfi (attribuzione incerta). Appena ci rendiamo conto che noi non siamo noi, dobbiamo capire dov’è il vero noi (il ).
Il Sè non sempre va scoperto, a volte va costruito da zero. Non sempre abbiamo una cipolla da sfogliare fino ad arrivare a liberare un Sé condizionato. A volte dobbiamo confezionare gli strati uno ad uno fino ad arrivare a capire chi vogliamo essere: la costruizione della propria identità, la meravigliosa sensazione di essere pienamente se stessi.
La possiamo sperimentare negli stati di flow, quegli stati in cui siamo immersi nella nostra attività in maniera così totale che dimentichiamo chi siamo. In quei momenti siamo ciò che facciamo, siamo appaiati completamente con il nostro Sé, il nostro daimon.

L’importanza della conoscenza di sé, e del proprio Sé,  è data dalla rottura delle catene da un copione standard, che recitiamo in maniera automatica, e dall’affiliarci ad un altro copione che dobbiamo contribuire a scrivere. Il primo copione, quello della “Natura”, non deve superare nessun attrito, prosegue per forza di inerzia; il secondo, quello che scegliamo, corrisponde alla scalata verso la vetta, che richiede uno sforzo “contro natura”, ed è questo sforzo che ci aiuta a spezzare le catene e salire di un gradino nella scala della libertà (e della liberazione).

(fonte immagine)

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