fast_fishIl nostro modello economico è un derivato (doppio senso non voluto) del modello economico del darwinismo sociale: il pesce più grosso mangia il pesce più piccolo.
Secondo questo modello, e secondo il comportamento effettivo degli imprenditori, l’aggressività e il carattere competitivo sono determinanti per raggiungere grandi profitti e sbarazzarsi  della concorrenza.
È soprattutto nelle aziende che possiamo vedere in azione il vero spirito dell’homo homini lupus.
Questa teoria sociale, discutibile e superata, permane ancora negli ambienti aziendali, e sebbene gli anni ’90 abbiano visto nella psicologia positiva la base per la formazione di classi dirigenziali improntate sulla collaborazione, sul lavoro di squadra, sugli obiettivi di gruppo e sulla leadership positiva, questi tipi di corsi non riguardavano mai i proprietari reali delle aziende, ma solo amministratori, manager, direttori, responsabili, impiegati, operai, insomma tutti, meno coloro che “comandano” sul serio, i quali sono convinti che la vera strategia aziendale sia il pugno di ferro.

Tutti siamo rimasti colpiti dal famoso discorso di Steve Jobs ai giovani laureandi della Stanford University, bellissime parole, storia commovente, ecc. Ma il vero carattere di Jobs era tutt’altro che amorevole; era molto irascibile, a tratti ossessivo, e soprattutto chi non obbediva “aus”. Questo tipo di carattere sembra essere quello vincente in un tipo di società molto involuta dal punto di vista umano, ma di fatto non è molto intelligente, né previdente, e né lungimirante! Abbiamo modo di constatare in maniera diretta i risultati che ha prodotto: enorme disparità sociale, inquinamento, dittatura della borsa, crisi del debito a livello mondiale (sembra un paradosso che il mondo intero abbia, in totale, un debito con se stesso: è come se io mi prestassi dei soldi per comprare delle cose che faccio io e poi rivolessi indietro da me quei soldi con gli interessi che io stessa ho deciso che debbano maturare! Un tantino dissociata!).

Ma i tempi stanno cambiando e gli aggettivi “etico”, “solidale”, “sostenibile”, sono oggi sempre più associati ai termini “banca”, “finanza”, “economia”.
Possiamo fare un paragone tra le aziende più etiche (un esempio) e quelle meno etiche: le prime non sono affatto fallite, anzi, prosperano e vanno avanti in un’ottica ambientalista e rispettosa dei diritti umani. Le seconde saranno sempre più obsolete e piene di intralci giudiziari man a mano che nei paesi in via di sviluppo aumentano le lotte per i diritti dei lavoratori.

In un clima di terrore interno e di guerra esterna la qualità del prodotto è pessima, e per quanto un buon marketing possa infiocchettarlo per gli standard consumistici e renderlo “cool”, il mancato rispetto della dignità umana che sta a monte nella catena produttiva, a tutti i livelli, lo rende dannoso e persino pericoloso per la salute fisica e psichica.
Se l’uomo all’origine è fatto per stare in catene, di certo non è stato fatto per starci in eterno, la spinta emancipatrice è dentro ogni uomo da sempre e lo spingerà verso la strada dell’uguaglianza, della libertà e della fratellanza.
Se la classe borghese si è liberata dell’aristocrazia, della religione e della politica, perché troppo pesanti, una nuova classe si libererà della nuova borghesia neoliberista, perché troppo immorale e antiumana. Non c’è mai stata dittatura che sia durata troppo a lungo, e non durerà nemmeno questo tipo di  dittatura capitalista basata sull’anarchia finanziaria, sulla corruzione, sullo sfruttamento e sulla deregolamentazione del mercato del lavoro.

(fonte immagine)

Annunci