7660104896_29c748500b_bPaura: emozione di vitale importanza perché ci aiuta a stare in allerta quando sentiamo il sopraggiungere di un pericolo e a fuggire quando ce lo troviamo davanti.
La paura diventa panico quando ci accorgiamo che non possiamo evitare il pericolo ed è a rischio la nostra sicurezza vitale.
Ma quando il pericolo esterno non c’è? Ecco che l’ansia e il panico assumono i connotati di un disturbo psicologico.
Una volta si credeva che il pericolo fosse interno, ad esempio un desiderio infantile incestuoso rimosso (il famoso complesso di Edipo) che minaccia di riemergere alla coscienza in un’età dove essere innamorati del padre o della madre è decisamente fuori luogo.
Oggi si interpretano e si curano i disturbi d’ansia da un punto di vista cognitivo: non è la sfera affettiva ad essere turbata da impulsi e desideri fuori norma, ma è il pensiero che ingigantisce e catastrofizza uno stimolo non pericoloso.

L’ansia è pur sempre un segnale, un campanello d’allarme, uno stato di allerta quando si avvertono stimoli sconosciuti. Ma quando gli stimoli sono conosciuti la paura diventa immaginaria e si sposta verso improbabili scenari catastrofici. Quando ciò accade vuol dire che abbiamo costruito nella nostra mente degli schemi di pensiero e di comportamento disfunzionali e disadattativi che ci permettono di tenere a bada l’ansia, ma in tale maniera si instaura un circolo vizioso per cui più vogliamo controllare l’ansia più siamo ansiosi.

La vita odierna di certo non ci aiuta, il mito su cui poggia la rivoluzione tecnologica “l’uomo lavorerà sempre meno e avrà più tempo libero” in realtà si è rivelato falso: l’uomo lavora sempre di più e ha meno tempo libero. Inoltre quando non ha lavoro cosa se ne fa del tempo libero se non ha denaro sufficiente per vivere?
Ma dato che la psicologia non riesce ad entrare ancora nel campo della politica per insegnare come deve essere un ambiente a misura d’uomo, può lavorare solo sull’individuo e cercare nuove strategie per superare le difficoltà della vita, sia della sua storia personale, sia della realtà concreta che lo circonda.

Le cause che scatenano l’ansia possono essere molteplici: possiamo sentirci sopraffatti da una persona e non riusciamo a farci rispettare, possiamo avere una famiglia che ci richiede molto impegno, un lavoro nel quale vogliamo raggiungere la perfezione, un problema relazionale in cui non ci sentiamo compresi, vogliamo essere un modello di riferimento e non possiamo “cadere in pezzi”, possiamo avere dei problemi fisici lievi che ci spaventano moltissimo, possiamo immaginare un futuro pieno di minaccie con la crisi economica che peggiorerà sempre di più fino ad arrivare alla miseria e alla guerra e temere per l’incolumità e il benessere nostro e dei nostri familiari. Poi possiamo arrivare a sviluppare vere e proprie ossessioni e deliri, ma qui entriamo in un campo più psicopatologico.
Ma quale di queste situazioni esprime un pericolo reale? Sono situazioni che possiamo percepire stressanti o meno in base alla nostra personalità. Dentro di noi si è cristallizzata una scena madre che gira intorno ad una convinzione di cui non siamo consapevoli e che dirige il nostro comportamento: io non merito, io non sono all’altezza, io sono forte, io riesco in tutto. Sono estremizzazioni che ci rendono estremamente insicuri, e quindi oppressi, oppure eccessivamente spavaldi, e quindi timorosi di perdere il controllo e mostrare le proprie debolezze.

Esistono diversi tipi di organizzazioni psichiche che creano il nostro psichismo, il nostro modo di essere nel mondo. Dobbiamo esserne prima consapevoli e poi attivare la nostra determinatezza per spodestare dalla scena madre la nostra convinzione errata e scrivere un nuovo copione libero dalla paura.

(fonte immagine)

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