4596587293_e2a80f5331_bDinamiche interiori disfunzionali e inconsapevoli: sono quelle  che che ci guidano quando certe storie “d’amore” si ripetono, quando si scelgono sempre le stesse tipologie di persone con cui si vanno ad instaurare i medesimi stili di comunicazione distorta che causano poi le solite ferite emotive.
Come riconoscerle? Come accorgersi che stiamo ripetendo la solita storia? Siamo disposte a darci un’occhiata dentro invece che piangere sempre sul solito latte che non siamo mai state noi a rovesciare?
Perché la colpa è sempre dell’altro ovviamente, che non ci capisce mai alla perfezione,  che non ci lascia in pace quando desideriamo stare sole, che non ci coccola come ci siamo immaginate nel nostro film romantico, che non ci dà l’attenzione che vorremmo e nel modo in cui la vorremmo, che non ci dice le stesse esatte parole che abbiamo sceneggiato nella nostra mente, che non anticipa i nostri pensieri in quella strana convinzione che la telepatia è una delle condizioni indispensabili per riconoscere il vero amore, che non ci chiama tutte le volte che ci aspettiamo una sua telefonata e soprattutto nel momento preciso in cui dovrebbe arrivare, che non ci parla con il giusto tono di voce pacato, sospirato, dolce e accorato, che non ci protegge dai pericoli delle vita, che non ci lucida le piastrelle e non ci annaffia i fiori, che non ci prepara la cena e non ci stira le tovaglie, che non impugna la spada e non impenna il cavallo prima di scendere e venire ad aggiustarci il lavandino e sussurrarci poesie d’amore, e d’autore, all’orecchio.
Insomma, lui non è come vogliamo noi e gliene diamo pure la colpa, processando ogni suo presunto malintenzionato pensiero, puntando il dito contro ogni sua minima disattenzione che ferisce la nostra sensibilità di donna (magari non ci ha detto il nostro sognato “buongiorno amore mio” ma solo un normale “ciao”), mettendo sotto la scure della nostra severa giuria tutto ciò che lui fa o non fa, usando come metro di giudizio le insindacabili leggi del nostro “Io” furibondo per l’eccessiva rigidità priva di sguardo interiore in cui è cresciuto.

Nessuno può compensare l’amore che non abbiamo ricevuto nel modo in cui avremmo voluto, i nostri genitori ci hanno amato a modo loro, e non a modo nostro, e cercare il capro espiatorio e fargli scontare tutte le colpe per ciò che non abbiamo avuto in termini di attenzione è alquanto disfunzionale e frustrante. Loro alla fine scappano inorriditi, e soprattutto con un grande interrogativo: “Ma cosa voleva da me? Non le andava bene niente”; perché qualsiasi cosa alla fine era sbagliata, sia A che non-A erano entrambi segni di poco amore. E non si può passare la vita intera a far attenzione a tutto, ad ogni minima pausa o tono di voce, ad ogni minimo gesto abbozzato o intenzione appena accennata, non ci si può sentire costantemente sotto esame, sotto giudizio, sotto condanna.
E queste donne poi ri-piangono le lacrime amare dell’abbandono: “Eccone un altro che scappa, eccone un altro che non è puro e pulito come me, eccone un altro che prima è in un modo e poi si rivela in un altro”.
In realtà è solo un altro fantasma del proprio passato di bimbe incomprese e inascoltate. E così ci ritroviamo a spaccare il capello in quattro parti per vedere dov’è la sua malafede infiocchettata da buoni propositi, dov’è il suo vero volto becero coperto dalla maschera del desiderio, dov’è la sua vera indole vile e infame ammantata dalla patina dell’apparenza, dov’è la sua reale natura bestiale falsata da una cultura vuota e di facciata. In poche parole ci aspettiamo la carrozza e il castello ma in realtà stiamo azzoppando il cavallo per farlo cadere rovinosamente a terra e poi esclamare soddisfatte: “Non sei buono nemmeno ad andare a cavallo, come puoi proteggermi?”.

Probabilmente è oltre i limiti della natura umana capire ed entrare in simbiosi con l’altro, sentire empaticamente tutti i pensieri e le emozioni del nostro partner, respirare all’unisono la stessa aria ed essere animati dagli stessi interessi e desideri. È molto più realistico pensare che stare insieme è il frutto di due menti che si incontrano, due cuori che si avvicinano e due corpi che si attraggono, ma restano separati, non è augurabile un rapporto simbiotico e asfittico, molto meglio uno scambio e una condivisione parziale, e non totalizzante.
Tra le donne che si stendono per terra e si fanno calpestare pur di risultare la sposa ideale e rassicurante, e le donne che pretendono che sia l’uomo a stendersi per terra e dimostrare continuamente di meritare l’amore e di saperlo donare, c’è una bellissima via di mezzo: essere liberi in due. Una situazione difficile da raggiungere perché ognuno rientra negli schemi dell’altro confermandoli o disconfermandoli secondo i propri.

In amore il copione che recitiamo non è mai quello dell’amore, ma il nostro personale, e quando riusciamo a capirlo e abbandonarlo iniziamo a parlare un altro linguaggio, quello originario di due persone che si incontrano, si piacciono, stanno bene insieme, si supportano, e amabilmente e bonariamente si “sopportano” pure, senza lanciare fiamme se il partner non si emoziona leggendo i propri versi preferiti, se non si strugge di fronte al canto afono del sole al tramonto, se non si siede estasiato accanto a noi a contemplare la luce intermittente del cielo stellato, se non riesce a godere la calma imprecisata del mare striato dall’alba, se non sa cogliere i doni preziosi della solitudine, se proprio non ne vuol sapere di quel meriggiare pallido e assorto, di quel vasto spazio oltre la siepe. E poi… scusate! Ma se vi piace un uomo che ama le stesse cose che amate voi, perché frequentate uno che non ne capisce nulla? Chi volete ammaestrare? Chi volete redimere? Chi volete condurre verso la vita, la verità, la luce? Perché uscite con un uomo e volete farne un eremita in odore di santità?

(fonte immagine)

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