3519927590_0bfed74b97_oLa nascente borghesia del ‘700 si liberò dalle catene pesanti e ingombranti della monarchia e del potere ecclesiastico, portando una ventata di progresso e una prima forma di democrazia, emancipandosi così dalla cultura feudale; la classe operaia, durante tutto il ‘900, si è liberata dalle catene schiaviste e alienanti del capitalismo che sfornava faraonici progetti e miliardi di prodotti e profitti sulla pelle di milioni di uomini senza nessuna garanzia sociale e tutela della salute, conquistando tutta una serie di diritti che ogni società civile e democratica non può omettere.

E ora? A che punto siamo? Siamo nella modernità liquida e nell’era post-lavoro, come direbbero Bauman e Rifkin. A chi spetta la nuova sfida di un’ulteriore emancipazione? Si sta formando una nuova classe senza nome che va organizzandosi intorno ad un pensiero critico verso l’ordine politico parassitario che ha firmato un assegno in bianco intestato al neoliberismo liquido, ipotecando il futuro di milioni di giovani che si vedono gettati fuori dalla catena produttiva, con la possibilità di rientrarvi solo a condizioni precarie e con diritti pressoché inesistenti.
Il secondo dopoguerra è stato testimone di un’ ampia mobilità sociale, segno di una società dove si poteva scegliere, per la prima volta nella storia, chi essere e cosa fare indipendentemente dalla famiglia di origine e dal genere. Una mobilità sociale che negli ultimi decenni si è ridotta notevolmente facendo precipitare la situazione occupazionale a livelli semi-feudali e di invasione coloniale!

L’odierna classe emergente sta accogliendo e promuovendo una nuova mentalità con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, anche quella più reietta e conservatrice, verso i danni di un modo di vivere egoistico che non guardi al di là del proprio interesse. Un beneficio illegale in favore di un singolo individuo a lungo termine danneggerà tutti (due esempi pratici: un signora anziana, grazie ad una serie di “conoscenze”, percepisce quattro tipi di pensioni; i contributi per queste quattro pensioni non li ha versati nessuno prima, tanto meno lei, quindi li stiamo pagando noi adesso; un’industria non sa dove samltire i propri rifiuti tossici, fanno un accordo malavitoso, con tacito consenso politico, e scaricano tali rifiuti in un terreno, ora in quell’area si rileva un tasso più elevato di incidenza dei tumori).

Questa nuova classe emergente, dall’estrazione sociale più disparata, è consapevole delle conseguenze di certi errori (chimiamoli pure “furbate”), frutto di una mentalità parassita da una parte e di una mentalità che insegue il profitto a tutti i costi dall’altra, ed è infatti accomunata da idee più lungimiranti, etiche e solidali, più rispettose della legalità, dell’ambiente e dell’uomo, senza interessi da difendere, senza mercati da espandere, senza colonie da conquistare, senza leggi da far abolire o promulgare in favore dei propri profitti, senza egoismi personali e contentini da dare ai movimenti di protesta. Una classe incoercibile e indomabile che nasce solo e soltanto dalla volontà di formare una società più rispettosa dell’altro e dell’ambiente.
Riuscirà a consolidarsi questo nuovo spirito comune in una coscienza ben individuata e identitaria? Riuscirà a scardinare il vecchio e dannoso modo di produrre energia e profitti? Riuscirà a debellare la piaga del sodalizio corrotto politico-lobbistico? Riuscirà a rimpiazzare la maniera antiquata di concepire il lavoro come una schiavitù e sostituirlo con quello di realizzazione personale? Riuscirà a far nascere ex-novo nell’uomo la sua dignità di essere “umano”? Riuscirà ad espandere lo spirito dei grandi uomini a tutti i più piccoli?

Banca etica, economia solidale, energie rinnovabili, trasparenza politica, regolamentazione della finanza e del mercato del lavoro, localizzazione della produzione, nuove tecnologie di risparmio energetico e di riutilizzo dei materiali di scarto e di rifiuto, riqualificazione del territorio, conversione delle aree industriali dismesse, agricoltura a km zero, ecovillaggi, sviluppo ecosostenibile, decrescita ragionata e a impatto più dolce, sono queste le nuove sfide del futuro, mentre i conservatori del ‘900 ancora parlano di petrolio, cemento, spread, mais transgenico, manodopera a basso costo in paesi che non hanno leggi sul lavoro (ma per quanto ancora?). Se questa cultura viene ancora considerata vincente è perché esiste una classe capitalista che non vuole mollare un passato anacronistico e ormai obsoleto, e soprattutto perché non si è formata una coscienza di classe abbastanza strutturata e diffusa per contrastare e abbattere la vecchia mentalità. Anche la Chiesa, ai tempi che furono, non voleva mollare la carrozza argomentando che la macchina a vapore era segno del potere diabolico che avanzava (… e visti i risultati forse non aveva tutti i torti!).

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