4352495535_a2ea996a59_bA differenza di ciò che si pensa le persone in sovrappeso mangiano più del dovuto non perché provano un immenso piacere nell’assunzione di cibo, ma perché ne provano di meno rispetto alle persone normopeso e sottopeso. Il sistema di ricompensa che dà piacere in realtà è rallentato e la ricompensa non è sufficiente per fornire un allentamento della tensione e ristabilire l’equilibrio omeostatico alterato.
Si chiama autoregolazione: è un sistema psico-fisiologico attivo fin dalla nascita, che ci fornisce il giusto equilibrio tra tensione e detensione. Il piacere è fornito dal rilascio di dopamina, che ristabilisce il giusto livello di attivazione pre-tensione. Chi non riesce ad alleviare la tensione ha bisogno di dosi maggiori di ricompensa per rilasciare quantità maggiori di dopamina che dona quel senso di detensione proprio dell’appagamento post-soddisfacimento del desiderio. Questo meccanismo è alla base delle dipendenze che richiedono una dose sempre maggiore dell’ “oggetto esterno” per ristabilire l’equilibrio.
Il luogo comune che definisce “debole di carattere” chi non riesce ad esercitare un autocontrollo sui propri impulsi è in realtà un sistema autoregolativo deficitario.
La volontà dipende dalla sicurezza di sé e dalla fiducia negli altri, se non riusciamo a gestire dall’interno, e in maniera spontanea, le nostre tensioni, la sola motivazione razionale non è sufficiente, e nemmeno opportuna, perché aumenta la frustrazione, i sensi di colpa, le autoaccuse e la depressione.
Nessuna dieta, nessuna motivazione alla dieta, nessun cambio di pensiero, nessuna visualizzazione positiva del proprio futuro corpo magro, nessuna autoimposizione forzata, nessun autocontrollo autoimposto può sostituire un sistema autoregolativo in tilt. È qualcosa di più profondo e strutturale che non possiamo affrontare con sistemi di marketing psicologico.

Il sistema autoregolativo si attiva fin dal primo giorno di vita ed è dapprima un sistema diadico madre-bambino che poi viene interiorizzato dal bambino e diventa la base strutturale sul quale si impiantano tutti gli elementi della personalità che si aggiungono durante lo sviluppo. Il sistema può diventare disfunzionale in due modi: una madre troppo intrusiva/ansiosa oppure una madre distante/assente. Sia l’iper-controllo che l’assenza denotano entrambi un disturbo affettivo del caregiver che si ripercuote sulla relazione diadica. Il bimbo che riceve questi due tipi di comportamento svilupperà un sistema autoregolativo che non sa affrontare la frustrazione dal punto di vista fisiologico. La tensione, che aumenta ogni qual volta si supera la bassa soglia di sopportazione dello stress (o meglio distress), viene avvertita come sofferenza psicologica e come senso di vuoto o mancanza. Ciò che manca è l’interiorizzazione di uno schema di interazione positivo e appagante che ci viene in soccorso quando dobbiamo gestire situazioni di difficoltà o di frustrazione. Le persone con un sistema autoregolativo ben funzionante non hanno bisogno a priori di ricorrere a mezzi esterni per placare la tensione, hanno bisogno di minor quantità di stimoli per provare piacere, e in quella minor quantità sperimentano persino un piacere maggiore.
Una persiona “grassa” non potrà mai pensare come una persona magra perché la persona magra non ha bisogno di aumentare le proprie dosi di cibo, non deve frenare una voglia smisurata di mangiare, non pensa continuamente alla linea, al cibo e a ciò che può o non può mangiare, si autoregola automaticamente e non avverte il bisogno di ricorrere all’esterno per alleviare la tensione provocata da stimoli stressanti o ansiogeni. Non si tratta di possedere tratti di  resilience o di hardiness, due caratteristiche della personalità che aiutano a gestire lo stress in maniera positiva, bensì di tranquillità interiore, di capacità di mantenere l’equilibrio omeostatico in maniera automatica.

Un sistema di autoregolazione disfunzionale innalza il livello di arousal (l’attività elettrica che regola il centro sonno-veglia del sistema nervoso centrale), alterando il livello di tensione basale e attivando il bisogno di alleviarla dall’esterno proprio perché dall’interno il sistema autoregolativo non funziona.
Questa disfunzione si origina nella primissima infanzia, quando la sfera psichica e quella fisica si trovano in uno stato indifferenziato, pertanto quando si ha un problema di eccessi alimentari non si tratta di motivare queste persone alla dieta, poiché chi ha un disturbo disregolativo del sistema di attivazione può anche seguire una dieta con una notevole forza di volontà, ma a lungo andare la tensione non è più tollerabile e si torna a consolarsi con il cibo (per coloro che hanno “scelto” il cibo come mezzo consolatorio).
Come fare allora per non sentire quello stato di tensione alterata (e quindi di bisogno) e ricorrere al cibo per alleviarla? Non possiamo di certo tornare indietro nel tempo e ri-regolare il sistema di autoregolazione. È inutile ogni tipo di forzatura, la bilancia oscillerà sempre in avanti e indietro rispetto al nostro peso forma.
Si possono ricorrere a certi tipi di terapia che usano il terapeuta come un nuovo caregiver con cui instaurare una relazione diadica. Sono psicoterapie di impronta psicodinamica che cercano di ricostruire le dinamiche diadiche interiorizzate in chiave positiva e di attivare un tipo di attaccamento sicuro che ristabilisca la funzionalità del sistema autoregolativo.

Bibliografia

(fonte immagine)

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