521f4acbe8e44eb94a000001_library-of-birmingham-mecanoo_4317-004La biblioteca custodisce la cultura scritta di un paese, che è la sua storia e rappresenta la sua identità. Distruggerla equivale a voler eliminare quella cultura, o voler introdurre la cultura del paese invasore oppure, se la distruzione viene commessa dal capo di stato dello stesso paese, voler censurare scritti che potrebbero animare desideri di emancipazione. Un popolo ignorante e reso incapace di costruirsi uno spirito critico è più facile da soggiogare.
Nel corso della storia innumerevoli sono stati gli assalti alle biblioteche. Il più famoso fu l’assalto alla biblioteca di Alessandria che avvenne nell’anno 642, quando l’Egitto venne occupato dagli arabi. La motivazione di tale distruzione ordinata dal califfo Omar fu: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte».

L’emancipazione di un popolo è data soprattutto dalla presa di coscienza che la classe politica sta manipolando la vita di tutti i cittadini per scopi utilitaristici ed egoistici, direttamente o indirettamente. La civiltà di un paese è data dalle sue leggi, dai suoi decreti, dalle sue delibere, dalle sue determine, dai suoi atti, dalle sue scelte politiche che si traducono in servizi per la cittadinanza. Esistono paesi senza marciapiedi, senza strade, senza scuole, senza giustizia, senza assistenza sanitaria, sistemi idraulici ed elettrici adeguati, senza diritti. Chi prende queste decisioni? Chi stabilisce cosa debba o non debba essere fatto per la popolazione di un paese? Chi decide cosa un cittadino può o non può fare nel territorio in cui abita? Se può accedere o meno a strutture e servizi? Cosa può o non può imparare? Cosa deve o non deve essere insegnato? La legislazione di un paese è la base sulla quale si dispiega l’esistenza dei suoi cittadini, la loro istruzione, la loro salute, il loro lavoro, la loro casa; la vita di ognuno di noi dipende da una normativa che ci permette di avere o meno certi servizi, di ambire o meno a certe professioni, di accedere o meno a determinate scuole, di usufruire o meno di un’istruzione completa.

Un paese che mette al primo posto l’istruizione e l’accesso più largo possibile alle istituzioni educative e formative è un paese che ha cura della propria cittadinanza, della propria evoluzione civica e della prosperità delle future generazioni.

Il 3 settembre 2013 in Inghilterra, a Birmingham, si sono incrociati i destini culturali di due civiltà: quella inglese e quella dello Swat, una regione pakistana governata dai talebani. Nel rinomato quartiere londinese è stata inaugurata la biblioteca più grande d’Europa e il discorso inaugurale è stato tenuto da Malala Yousfazai, l’adolescente pakistana paladina del diritto all’istruzione che è sopravvissuta ad un attentato dei talebani contro di lei.
Malala nel  suo famoso discorso all’ONU (la cui frase finale “Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” è diventata lo slogan della lotta contro l’analfabetismo) sottolinea come i talebani siano spaventati dalla cultura, come non abbiano mai letto un libro e siano convinti che Dio sia un uomo piccolo piccolo che manda all’inferno le ragazze che vanno a scuola.
I talebani hanno imposto leggi molto severe in materia di istruzione, e hanno emesso un editto che proibisce alle donne di ricevere un’istruzione. Essi stanno ancora vivendo l’oscurantismo medievale che l’Europa ha superato da più di mezzo millennio.
La secolarizzazione e la laicizzazione vanno di pari passo con l’avanzare della cultura scientifica e dell’emancipazione dei diritti dell’uomo. Non esiste emancipazione laddove l’istruzione è impastata con la religione e con le sue regole ferree anti-progressiste.
L’accesso alla cultura libera è un traguardo ancora molto lontano in quei paesi dove il potere temporale e il potere spirituale sono interconnessi e avvinghiati con un nodo scorsoio nel quale più il peso della sete d’indipendenza aumenta più la corda si stringe attorno al collo degli aspiranti rivoluzionari.

L’Inghilterra, paese che vanta alcune delle migliori università al mondo, un’istruzione libera e scevra da qualsiasi tipo di condizionamento, ha investitio 188 milioni di sterline nella costruizione della biblioteca hi-tech più grande d’Europa. La biblioteca contiene un milione di volumi, è iper-tecnologica, offre un calendario pieno di eventi culturali e numerosi servizi ai fruitori.
Malala nel discorso inaugurale ha sottolineato come una città senza biblioteca sia simile ad un cimitero. Senza la cultura, l’istruzione, l’educazione scolastica, la possibilità pratica e concreta di accedere ai libri, una civiltà è destinata a soccombere alla dittatura, alla schiavitù, al potere del più forte in termini di forza fisica e militare, alla corruzione, agli affari illeciti delle associazioni a delinquere.

E veniamo all’Italia, in particolare all’Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli che da oltre un anno non ha più una sede, una biblioteca di trecentomila volumi sfrattata per mancanza di fondi, le edizioni originali dei più importanti pensatori italiani da Giordano Bruno a Benedetto Croce, una patrimonio culturale storico e umanistico immenso raccolto dall’avvocato Gerardo Marotta ora finito dentro scatoloni tenuti in deposito in un capannone industriale. Di recente è stata avanzata una proposta del sindaco di Pozzuoli per ospitare tale patrimonio nel suo comune. In un’intervista dello scorso anno l’avv. Marotta riferisce di aver ricevuto onorificenze dalla Germania, ad Heidelberg, e dalla Russia, a San Pietroburgo, ma da Napoli niente: “Qui hanno paura dell’Istituto”, asserisce amaramente l’avvocato, dando ad intendere che la politica e la camorra mal digeriscono il suo Istituto. Inoltre aggiunge, prendendo in prestito le parole di Benedetto Croce, che quando in un paese si assaltano le biblioteche e si sminuisce la scuola, è vicina la fine della sua civiltà.
L’Italia, un paese semi-civile pieno di contraddizioni, dove la malavita poco si discosta dalle bande terroristiche con l’unica differenza che il governo italiano non risponde al fuoco con il fuoco, ma attraverso le vie infinite e tortuose della giustizia. Un paese pieno di cultura passata e di ignoranza attuale, pieno di idee creative e pieno di legacci burocratici che rendono impossibile persino aprire un chiosco in spiaggia che venda solo acqua!
“La cultura non si mangia”; “Dobbiamo potenziare le università tecnico-scientifiche non quelle umanistiche, perché il mercato del lavoro richiede ingegneri e informatici, non filosofi e artisti”; “Si occupi della biblioteca solo a tempo perso, ci sono cose più importanti da fare”; queste alcune frasi pronunciate da alte, medie e piccole cariche istituzionali italiane, a dimostrazione che un paese che assalta le biblioteche e sminuisce la scuola, o al limite predilige solo un’istruzione di convenienza che esalta la tecnica e ridicolizza la formazione umanistica, è un paese dove si configura la fine della civiltà.

In questa breve panoramica sulla situazione culturale-formativa di tre paesi diversi e dell’attenzione dedicata all’istruzione e alla cura della biblioteca, che sia di una grande capitale o di un piccolo paese di provincia, possiamo ulteriormente comprendere come sia la classe politica dirigenziale la principale responsabile della qualità di vita dei suoi cittadini, come la legislazione di un paese possa offrire o impedire ai cittadini tutte le direzioni possibili.

(fonte immagine)

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