frog_prince_on_the_bayou_by_threshthesky-d68y7gpL’illusione è una semi-cecità psicogena che distorce la realtà alterandola secondo i nostri desideri o le nostre paure. In amore consiste nel vedere l’altro come un mito, idolatrandolo e mettendolo sull’altare al posto di Dio. Ma quando le discordanze tra realtà e illusione diventano talmente vistose e incongruenti iniziano ad arrivare le prime delusioni che de-mitizzano il nostro prinicpe meraviglioso e demoliscono a poco a poco il trono splendente dove l’abbiamo incoronato.
Le delusioni ci aiutano ad aprire gli occhi e demolire le illusioni; quando ce ne rendiamo conto proviamo un’intensa rabbia che dapprima riversiamo contro di lui, anche se nei primi tempi del “risveglio” è ancora una rabbia altalenante: lui ci delude, noi siamo arrabbiate, lui ritorna, ci chiede scusa, ed ecco che torna l’idillio, subito ci rassicuriamo che non l’abbiamo perso, che ci siamo sbagliate, che tutto è come prima.
Poi ricominciano le delusioni fino a quando si arriva al fatidico aut-aut che tutte le donne giunte all’esasperazione impongono al loro principino: “O stiamo insieme a certe condizioni oppure ciao. Che vuoi fare?”. Quando lui si manifesta in tutta la sua reale freddezza e inconsistenza il sortilegio si dissolve e avviene una magia al contrario: ci accorgiamo che il ranocchio, per quanti baci gli abbiamo dato, non si è mai trasformato in principe! Ranocchio è sempre stato e noi non ce ne siamo mai accorte, o forse, ancora peggio, proprio per questo ci piaceva così tanto! Ed è in questo passaggio che la rabbia inverte la rotta, non è più diretta contro di lui, ma verso di noi. Siamo arrabbiate con noi stesse, vorremmo picchiarci, strapparci i capelli, fasciarci da capo a piedi con il cilicio, strisciare in ginocchio sopra le pietre aguzze, batterci il petto con una frusta infuocata, frustrarci la schiena con uno scudiscio di chiodi… Quante cose non abbiamo visto! A quante menzogne abbiamo creduto! Noi piccole bambine innocenti che abbiamo creduto davvero che il lupo volesse giocare a “chi arriva prima” mentre stava rimpinguando il suo ego trionfale con la nostra stupidità. Ripercorriamo tutte le cretinate che abbiamo fatto per lui, tutte le poesie che gli abbiamo scritto, tutte le lettere redentrici, tutte le sorprese e i gesti pieni di romanticismo.
Alla fine scopriamo con amarezza di aver amato soltanto il nostro di narcisismo, ci siamo beate della nostra anima curatrice, ci siamo cullate nella nostra correttezza moralizzatrice, della nostra bellezza interiore, e abbiamo ricevuto in cambio lo stesso vuoto che abbiamo dentro, tanto per confermare ulteriormente una sacrosanta verità psicologica: chi non aiuta se stesso si ostina a voler aiutare gli altri.
Ci piacevano da morire i suoi sguardi ammirati, i suoi complimenti, le sue adulazioni, finché non ci siamo accorte che erano i suoi mezzi manipolativi che andavano a braccetto con il nostro infinito bisogno di approvazione.
La delusione è sempre una benedizione, per chi riesce a razionalizzarla e digerirla. Purtroppo esistono anche donne ostinate che hanno ammazzato il cacciatore pur di salvare il lupo nonostante si sia già mangiato la nonna, che annaspano felici nello stagno melmoso del ranocchio rimasto ranocchio, che non sono affatto curiose di sapere cosa c’è nella stanza proibita di Barbablù, che sono felici e contente di rimanere belle e soprattutto addormentate, che sputano in faccia alla fatina perché vogliono restare coperte di cenere e stracci pronte a soccorrere ogni topo di fogna che passi dalle loro parti.
Questa benedetta autostima che viene sempre tirata in ballo, ma come si fa a costruirsela se una non ce l’ha? E quanto è importante avercela? Possibile che tutte le “sfortune” sentimentali siano originate dalla sua mancanza? Le risposte sono: sì, esistono modi per costruirsela; sì, è importantissima; sì, non avercela porta immensamente “sfortuna”!

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