red_riding_hoodMolte donne vorrebbero insegnare al lupo a giocare allegramente nel bosco e cibarsi di gustose ciambelle piuttosto che vincere con l’inganno e trangugiare frettolosamente la nonna. E quando si accorgono del fatale banchetto, invece di inorridire, continuano nel perseverante intento di redimerlo, di fargli ritrovare la ragione e soprattutto la coscienza morale del bene e del male.
Perché si ostinano così tanto a voler cambiare il lupo? Non lo sanno che il vizio di divorare agnelli, galline, nonne e bambine non lo perderanno mai? Come può una donna desiderare di vivere felice con un licantropo dalla doppia vita?
Voglia di brivido e di redenzione, voglia di sentirsi importante con una persona dalle enormi lacune (“ti piace vincere facile?”), bisogno di guidare moralmente e spiritualmente una persona che non ha ancora compreso la libertà di essere onesti e integri; questo bisogno grottesco di insegnare la vita agli altri con l’unico scopo recondito di rimpinguare lo stagno essiccato della propria autostima.
L’attrazione verso individui foschi e ambigui può essere un sintomo di una sottostante, profonda, depressione: sentendoci delle nullità pensiamo di non poter meritare niente di meglio che questi uomini di poco valore. E sempre grazie alla nostra percepita nullità fabbrichiamo le nostre illusione ispirandoci a qualche bella favola.
E sebbene la favola che mettiamo in atto è quella di Cappuccetto Rosso con manie di redenzione, spesso le favole a cui ci ispiriamo sono quelle di Cenerentola o Biancaneve: le povere orfane maltrattate, derise e vessate dalla matrigna e dalle sorellastre. Le orfane non hanno via di fuga, sono costrette a rimanere nel castello, e nonostante il trattamento indignitoso che ricevono sono animate da uno spirito crocerossino che le induce ad amare e rispettare la matrigna e le sorellastre perché nonostante tutto è l’unica famiglia che hanno. Non riescono a valutare i torti subiti, non riescono a farsi giustizia da sé, e non riescono a liberarsi dalle catene della schiavitù pur avendone facoltà (sono pur sempre figlie del re), sono molto ingenue e questa ingenuità non permette loro di essere aderenti alla realtà.
Molte donne, fin dall’adolescenza, sono attratte da queste favole: se sarò sempre buona qualcuno noterà la mia estrema bellezza interiore. Se sarò sempre servizievole e non mi lamenterò mai qualcuno noterà la mia santa abnegazione. Se faccio più di quello che mi chiedono qualcuno noterà il mio sacrificio. Se non mi metto al centro dell’attenzione come tutte le altre forse lui mi noterà proprio per questo, verrà verso di me, mi inviterà a ballare e mi condurrà per mano verso il centro del salone principesco. Poi però accade che il principe invita sempre e solo quella più bella e noi rimaniamo nel nostro angolo a maledire il mondo superficiale e vuoto. E finalmente arriva colui che si accorge della nostra bellezza interiore, ci invita, ma non ci conduce al centro della sala da ballo, bensì dietro la tenda! A noi non importa affatto dove ci conduce, ci ha notate e questo è sufficiente per considerarlo “speciale e unico”, diverso da tutti gli altri. E in barba a tutte le bellezze interiori che cosa desideriamo sentirci dire sopra ogni cosa? “Come sei bella!”.

(fonte immagine)

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