the-human-condition-1935(1).jpg!BlogAl di qua della percezione ci sono le strutture percettive, gli organi di senso e i centri corticali che “assemblano” i dati sensoriali; aldilà c’è il mondo oggettivo che noi riusciamo però a percepire soltanto tramite le nostre strutture ricettive. Di conseguenza non esiste un aldilà e un al di qua della percezione, ma solo un al di qua all’interno della corteccia cerebrale. Ciò che esiste, esiste in base alla possibilità che abbiamo di percepirlo solo nei modi prestabiliti dalla natura. In più la percezione non è mai pura, ma è influenzata dai nostri schemi interpretativi. Quindi non solo ciò che percepiamo non è tutto ciò che potrebbe esistere nella realtà, ma è altresì condizionato dai preconcetti che si sono sviluppati fin dalla nascita.
I nostri stati d’animo, i nostri pensieri, le nostre ansie e le nostre preoccupazioni, i nostri desideri, le nostre ambizioni, la nostra cultura, la nostra mentalità, l’educazione che abbiamo ricevuto, tutto ciò che caratterizza la nostra vita mentale e la nostra personalità condiziona in maniera favorevole o sfavorevole la nostra percezione della realtà circostante.

Se ognuno di noi è intrappolato in una “matrix” che ha già programmato per noi ciò che possiamo o non possiamo percepire e conoscere, esiste un’ulteriore prigione che è quella della nostra psiche che può ammalarsi e arrivare a misconoscere ancora di più ciò che già conosce poco di per sé, collocando l’uomo in uno stato di doppia ignoranza, oggettiva (non sa nulla circa il modo in cui l’uomo percepisce la realtà) e soggettiva (non sa nulla circa il modo in cui se stesso interpreta la realtà). Questa duplice ignoranza interiore fa in modo che il suo giudizio della realtà sia completamente distorto.

Andare al di là della percezione, oggettivamente soggettivata, equivale ad uscire dalla “condizione umana”, quindi uscire fuori il sistema “uomo”, il che è impossibile per l’uomo. È una sfida verso quella volontà che vuole l’uomo schiavo dei suoi istinti e dei suoi limiti. Il tema della volontà è un tema centrale del pensiero di Schopenhauer, secondo il quale la natura e il mondo sono diretti da un volontà irrazionale che non lascia spazio alla ragione e alla felicità poiché è una forza cieca e incontrollata e per tale motivo causa di sofferenza. Per Schopenhauer l’uomo può uscire da questa condizione di “schiavitù” attraverso la liberazione dagli istinti e la consapevolezza che il mondo è una rappresentazione illusoria proprio in ragione del fatto che si configura nella mente come nel famoso quadro di Magritte “La condizione umana” (immagine sopra): noi vediamo il mondo come al di fuori di noi anche se in realtà esso è solo una rappresentazione mentale che sperimentiamo dentro di noi (un quadro dentro un quadro).

Se il mondo esteriore non è che una rappresentazione interna ristretta e pure distorta (la doppia ignoranza di cui sopra), per porre fine a questa condizione “limitata” si inizia prendendo consapevolezza delle proprie distorsioni che ci tengono imprigionati nella condizione umana oggettivamente limitata, e man mano che la nebbia dell’ignoranza si dirada la realtà inizierà a tingersi di colori diversi, più chiari e nitidi; si inizia a guradare dentro di sé e scoprire le proprie ombre e man a mano che la foschia viene spazzata via dal vento della consapevolezza vengono meno tutte quelle scissioni, proiezioni, identificazioni proiettive, rimozioni, regressioni , che ci tengono nella condizione umana soggettivamente limitata.

Intraprendendo il proprio viaggio interiore arriverà puntualmente il momento in cui ci sembrerà di esserci svegliati da un incubo e quindi uscire “… a riveder le stelle”(1); proseguendo poi in tale percorso ci accorgeremo di essere pronti “… a salire a le stelle” (2), e andando ancora oltre riusciremo a comprendere e sentire “l’Amor che move il sole e l’altre stelle” (3).

Note 1, 2, 3: Riferimento ai versi finali dei canti che concludono l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, Divina Commedia, D. Alighieri

(fonte immagine)

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