124396_600È ormai retorico parlare dell’omologazione prodotta dal consumismo, della massificazione che impone l’industria dell’intrattenimento, della standardizzazione che richiede il mercato del lavoro (compresa la creatività che sembra debba seguire anch’essa determinate regole!). La riflessione marxista della mercificazione dell’uomo è ormai acqua calda; “avere o essere?”, “boh!”; “esserci o non esserci?”, “bah!”; “touch ergo sum?”, “beh!”.
Cos’è davvero attuale? Quali sono oggi i bisogni imperanti? Se riprendiamo la piramide di Maslow vediamo come i bisogni crescono e si diversificano man mano che si cresce come individui, dai bisogni primari, istintivi e uguali per tutti, ai bisogni facoltativi, personali e peculiari in ogni individuo: tutti abbiamo bisogno di nutrirci ma non tutti hanno l’ardente desiderio di diventare geologo, ingegnere, scrittore, dentista, speleologo, cuoco, musicista, sarto, architetto, imprenditore, insegnante, medico, ecc. Fino al terzo gradino della piramide abbiamo a che fare con le necessità, gli ultimi due invece dipendono dalla volontà della singola persona e non sono universali.
Ma i bisogni non sono solo insiti nella natura umana, vengono anche creati artificialmente dal mercato. E che tipo di consumatori predilige un mercato che ha l’ambizione dell’espansione perenne? Individui dalla forte personalità o marionette facilmente plagiabili? E ancora qui si sconfina nella retorica: chi crea i bisogni che gli uomini devono avvertire? E soprattutto quali sono i nuovi bisogni?
Il nuovo bisogno primario di oggi è “essere connessi” sempre e ovunque.

Al di là dei bisogni, legittimi, di socializzazione, di condivisione, di conoscenza e di lavoro, cosa produce il semplice guardare in maniera assidua e prolungata un oggetto rettangolare? Una sorta di monotonia percettiva. Per quanti contenuti possano passare dentro un quadrilatero interattivo, la forma diventa un meta-contenuto.
Ma la monotonia del mezzo si scontra con il sovraccarico di stimoli che vi scorrono al suo interno, cosicché le conseguenze diventano contraddittorie. Gli effetti sulla psiche della monotonia percettiva sono la parcellizzazione della realtà, incapacità di percepire forme globali, senso di derealizzazione, nausea, allucinazioni e deliri (conseguenze più estreme della deprivazione sensoriale); gli effetti dell’iperstimolazione sensoriale sono ipereccitazione, irrequietezza, stati confusionali, irritabilità, scarsa tolleranza alle frustrazioni.

Non solo la monotonia del mezzo e la ricchezza degli stimoli hanno le loro conseguenze, anche i format che usiamo nel web! Quando scrivo su questo blog devo per forza di cose adeguarmi alla piattaforma che mi offre WordPress, così quando pubblico contenuti su Facebook o su Twitter, ed anche in questo caso ci troviamo davanti ad un effetto contraddittorio.
Quando uso un programma i contenuti che inserisco sono ovviamente diversi, ma la modalità che devo utilizzare è standardizzante. Il perché dell’enorme fascino che esercita un piccolo schermo connesso ad internet è dato dall’illusione della scelta, e quindi di libertà. La possibilità di scegliere, seppure tra opzioni prefigurate, fornisce un piccolo senso di onnipotenza. Con un click o un touch, io scelgo, io decido, io dirigo, io faccio, io posto, io pubblico, io muovo le immagini, io inserisco i contenuti, io “creo”. Ma anche qui, dietro tanta apparente ricchezza, la sensazione di sottofondo è di ristrettezza, angustia, rigidità. L’eccesso del contenuto e la monotonia della forma producono una paradossale sensazione di “affollata” immobilizzazione.

Non siamo poi diversi dai topi da laboratorio con gli elettrodi attaccati alla testa: è curioso guardare gli effetti dello stress su di loro e collegarli alle medesime reazioni dell’essere umano sebbene su scala più complessa. Un sovraccarico di stimoli produce aggressività, una deprivazione sensoriale produce catatonia, stimoli contraddittori, ambigui e paradossali producono comportamenti bizzarri e privi di funzionalità.
Per tornare alla scala dei bisogni di Maslow: siamo sempre fermi ai primi tre bisogni fondamentali, mentre degli ultimi due abbozziamo parodie e caricature sul web, inseguendo ogni minima novità che accresce il nostro potenziale tecnologico-comunicativo.

L’accusa che si muove spesso agli intellettuali è di essere troppo critici e pessimisti, eccessivamente snob verso la cultura di massa, dalle previsioni sempre nere riguardo il futuro e le nuove generazioni preparate dal punto di vista tecnologico, ma desertificate nei valori e nell’affettività.
Ma è un’accusa a favore di quale pregio? Il solo progresso tecnologico è sufficiente a compensare ben più importanti perdite? Da solo non può giustificare l’assenza, o meglio la “non-presenza”, degli individui gli uni di fronte agli altri, e gli effetti “psicofisiologici” dell’esposizione massiccia a tali mezzi di comunicazione e di svago sono già a portata di mano verso due versanti opposti: analfabetizzazione emotiva ed instabilità affettiva.

(fonte immagine)

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