5637700188_9a4b9eaaf6_oBugiardo e incosciente
(di Serrat – Limiti)

(…)
Guardo gli occhi che hai e le ciglia che hai
le ciglia lunghe in cui imprigionavi me
bugiardo più che mai e incosciente più che mai.
Che tristezza però un amore con te,
e ti odio di più perchè alle altre tu
tu non hai dato mai i giorni tristi e bui,
quelle certo che no, non correvano qui
a consolare te ma io stupida si.
(…)
Io ti odio e fra un po’ quando ti sveglierai
basta, non tacerò tanto è inutile ormai
e sceglierò per te quelle parole che
fanno male di più vanno in fondo di più.
Me ne vado, dirò, ma un rimpianto ce l’ho
avere amato te senza un vero perchè.
Non so cosa darei per non dovere mai
pensare che son stata insieme a te.
(…)
Ecco guarda son qui, mi chino su di te
ma questa volta no non cederò perchè
è quasi dolce sai poter gridare che
nessuno al mondo mai ti odierà più di me
Sto per farlo però ti svegli e al tuo richiamo
rispondo sono qui amore mio ti amo.
Sto per farlo però ti svegli e al tuo richiamo
rispondo sono qui amore mio ti amo…

Una canzone stupenda, interpretata da Mina, che mette in musica e versi la “coazione a ripetere” delle donne, a perseverare nello stesso identico copione, con le stesse identiche situazioni, sempre uguali, pur cambiando partner: io, lui e le altre.
“Amare vuol dire cercare inconsciamente quel che ci è mancato e ritrovare spesso inconsciamente quel che abbiamo già conosciuto.” (C. Oliver, I figli di Giocasta, 1981). È un rituale, con esiti negativi, che abbiamo appreso e non riusciamo a smettere di perpetrare, abbiamo imparato a ballare a testa bassa attorno ad un fuoco spento e non abbiamo esperienza di come sia entusiasmante ballare a testa alta e guardare i mille bagliori di un fuoco scoppiettante.
Quando chiedo ad una donna che ha problemi sentimentali cosa cerca da quell’uomo, tutte parlano di ciò che vorrebbero e non di ciò che hanno attualmente. Quando poi pongo la fatidica domanda: “Ti senti single oppure in coppia?”, rimangono mute e fissano lo sguardo su un punto del tavolo come se stessero riflettendo sull’amara verità, ma tempo pochi minuti che ricominciano a suonare lo stesso disco dal titolo “Ipotesi”: “Sì, ma se solo lui mi conoscesse meglio…” (evidentemente non ne ha voglia), “Se solo lui non avesse paura di impegnarsi sul serio, io lo sento che prova qualcosa di speciale per me altrimenti non mi chiamerebbe…” (quando sta comodo lui e si ricorda di te), “Se inizio a farmi vedere più decisa e meno disponibile sono sicura che capirà che sono io la donna della sua vita…” (se tu fossi decisa e sicura di te non lo avresti degnato di uno sguardo dal principio un tipo del genere), “Se solo smettesse di vedersi con la sua ex…” (un’altra povera donna come te, un po’ di solidarietà, amiche!), “Se solo le altre donne non gli stessero troppo dietro…” (e lui non le importunasse! Sveglia!).
Ve la propongo io un’ipotesi interessantissima: se solo voi la smetteste di inseguire i balordi capireste che ciò che amate è l’inseguimento e non l’inseguito, lui vi offre solo lo spunto per recitare il vostro copione.
Non si può nascondere la realtà troppo a lungo dietro un’illusione, fino a quando potete credere all’eterna scusa del “Non mi sento ancora pronto per un’altra relazione importante”? Quando poi insistete nel voler a tutti i costi l’esclusiva, ecco la serafica risposta: “Ma lo sapevi come sono fatto, non ti ho mai promesso niente.” E voi zitte, a testa bassa, con la coda tra le gambe dritte a casa a soffrire le pene dell’inferno.
Passa il tempo, si dimentica l’ultimo “sgallettato” e avanti un altro: “Oh no, lui è diverso, mi fa capire che è interessato a me, in una settimana è già la seconda volta che usciamo, mi chiama tutte le sere, mi manda messaggi carini. Ed è sexy da morire.” E così via…

Pinkola Estes nel suo libro Donne che corrono con i lupi mette in chiaro un aspetto fondamentale delle donne che si trovano in difficoltà: hanno perso il loro istinto primordiale, quello della lupa, che le rende scaltre e al sicuro da situazioni dannose. Sono donne molto carenti dal punto di vista maschile, nel senso che hanno il lato maschile poco nutrito.
Il maschile e il femminile sono presenti in tutti gli individui e rappresentano caratteristiche diverse, quando sono in equlibrio un uomo sarà concreto, risoluto ma anche tenero e comprensivo, mentre una donna sarà tenera, comprensiva, ma anche concreta e risoluta.
Molte donne si indispettiscono davanti a questa osservazione: “Ma io lavoro, sono indipendente, so cavarmela benissimo da sola, sono pratica, non ho bisogno di nessuno che mi risolva la vita.” Come al solito non comprendono da subito la profondità del concetto: quando si parla di sentimenti il fatto di essere indipendenti e professionali sul lavoro non ci tutela dal prendere delle grandi “tranvate” in testa. La loro ingenuità viene fuori in maniera palese e plateale e iniziano a giustificarsi: “Non c’è niente in me che non vada, è lui che sbaglia e non sa come potremmo essere felici insieme se solo mi conoscesse meglio, si lasciasse andare…” e bla bla bla, arrivando addirittura a dire: “Se si curasse, se andasse da uno psicoterapeuta, io gliene ho consigliato uno bravissimo.” È geniale Lacan quando a questo proposito dice: “l’amore è dare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole.”
Questi meccanismi sono comuni a tutte le tipologie di donne: imprenditrici, manager, dottori, avvocati, attrici, modelle, cantanti, operaie, impiegate, insegnanti. Non è la bravura nel loro mestiere che le rende intelligenti in amore. L’intelligenza in amore si chiama autostima, ed è un tipo diverso di intelligenza, più profonda, più emotiva. Non c’è ragionamento che possa fornircela, non c’è corso, seminario o workshop in cui possiamo impararla in poche lezioni, non c’è libro, maestro, terapeuta che possa insegnarcela.
Solo l’allenamento personale, solo il fare B invece del solito A. Se Mina alla fine della canzone avesse davvero dato voce alle sue reali intenzioni avrebbe invertito il rituale e avrebbe mandato il bellimbusto a pascolare con le altre pecore invece di pascolare nel suo letto ogni volta che lui ne avesse voglia.
C’è una parola ancora più forte dell’autostima, ed è la dignità. Con l’autostima le donne ci vanno più leggere: “In fondo non ho autostima, che vuoi che sia?”. Se invece si dice loro: “Non hai dignità”, le vedi storcere la bocca. L’autostima ha a che fare con il valore autopercepito, la dignità con i comportamenti poco saggi che attuiamo. Ma questi comportamenti sono il frutto della mancata autostima, che ci portano poi a riempirci di sensi di colpa quando ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano e non vorremmo mai averlo conosciuto. Ma da una grande sfortuna può nascere una grande fortuna! Pensate se si avverasse il contrario, la mancata autostima e i comportamenti poco saggi ci potrebbero portare a riempirci i sensi di estasi con un pugno di ramificazioni in testa!

(fonte immagine)

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