pinocchio_by_misscouzie-d4cku3nIl mondo dell’infanzia è cambiato di molto rispetto al passato. Il bambino all’interno della famiglia oggi è visto come un miracolo, un accadimento eccezionale, viene rivestito di ogni sorta di aspettative e ricoperto di ogni sorta di “must” (mio figlio non può non avere a o b, a mio figlio non può mancare x o y, potrebbe non crescere bene se non ha z o w). La camera del bambino deve essere arredata per il bambino, la cucina deve essere attrezzata per il bambino, la sala deve essere a misura di bambino, il bagno deve essere configurato per il bambino, la televisione deve avere l’esclusiva dei canali per il bambino. Tutto gira intorno al bambino, la madre deve essere onnipresente, il padre deve trascorre del tempo di qualità con il figlio, i nonni devono essere sempre a disposizione, e poi parchi, divertimenti, feste, giochi all’aperto e al chiuso, ristoranti con case, scivoli, gonfiabili annessi. E poi lo sport, il ballo, la musica.
Si potrebbe riprendere un vecchio slogan di una famosa compagnia telefonica: Bimbo, tutto intorno a te!
Tutto questo fa parte del mondo della famiglia; poi c’è l’altro mondo, quello della scuola materna ed elementare. All’asilo devono fare i lavoretti, devono eseguire le attività programmate, devono portare a termine i compitini assegnati. Alle elementari devono studiare già 10 materie (italiano diviso in grammatica, scrittura, lettura, storia, geografia, matematica divisa in algebra e geometria, scienze tra cui un po’ di fisica, biologia, anatomia, fisiologia, inglese, arte divisa in disegno e teoria). E poi i compiti, tragedia di tutte le mamme, argomenti di cui non ricordano granché, mamme che si telefonano in preda al panico perché non sanno se per trovare il totale dei paletti necessari per recintare un orto romboide devono dividere o moltiplicare il perimetro per la distanza dei paletti.
Ed ecco il rovescio della medaglia: la psichiatrizzazione dell’infanzia! Ma come? Tutto questo ben di Dio per i bambini e sono pure problematici? I disturbi dell’apprendimento, i disturbi del comportamento, i disturbi emotivi, i disturbi della relazione, i disturbi dell’umore, i disturbi dell’alimentazione, i disturbi del sonno, i disturbi della condotta, i disturbi dell’attenzione.
Volevamo un bambino perfetto e invece non scrive bene, non apprende velocemente, non socializza, non parla fluentemente, non scandisce bene le lettere, non comprende bene i testi, non capisce i problemi di matematica, non sa giocare con gli altri, è prepotente, non sa stare fermo, non riesce a concentrarsi, non porta a termine i suoi compiti, si pone in atteggiamento di sfida, non dorme bene, non mangia a sufficienza oppure mangia troppo, non sa coordinare bene i movimenti, non è bravo a disegnare, parla in maniera selettiva, non obbedisce perentoriamente, non sa affrontare le frustrazioni, fa i capricci per ogni minima richiesta, è ostinato.
Poi si sente dire dalle mamme, all’uscita dell’asilo e della scuola, che se il loro bambino non reagisce vuol dire che non ha carattere, si fa trascinare, si adegua troppo agli altri, non risponde alla violenza con altra violenza e quindi non sa farsi rispettare. Insomma il bambino deve avere pure carattere, e se non lo ha, aggiungiamo pure ai disturbi sopra indicati anche il disturbo istrionico della personalità (giusto per preoccuparci prima del tempo che il figlio sia perfetto sotto ogni punto di vista).
Che strano? Più ci preoccupiamo per la loro salute fisica e psichica più i bambini si “straniscono”, termine molto poco tecnico, ma che traduce benissimo il complesso meccanismo della relazione genitori-figli. Che vogliono i genitori dai loro figli? Quante ansie hanno nei loro confronti? E se non sono perfetti perché pretendono che neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti dell’infanzia, pedagogisti debbano “aggiustarli”? E in molti casi, occorre davvero aggiustare i bimbi o il loro genitori?
Il mondo dell’infanzia è così affollato che il bambino è scomparso! E quando batte i piedi per terra per reclamare la sua presenza ecco che il bambino ha un disturbo.
Esistono davvero dei seri disturbi psichici dell’infanzia, dalle cause purtroppo ancora poco conosciute, come l’autismo nelle sue varie forme, come i deficit cognitivi, disturbi più seri insomma del non sapere pronunciare perfettamente la “esse”. Il resto sono le conseguenze di un unico sottostante disturbo: il disturbo dell’attaccamento. I genitori in primis devono mettere in discussione la propria personalità e non quella del bambino. Da un disturbo dell’attaccamento si ramificano poi tutte le altre difficoltà che il bambino mostra nella crescita, che sono reazioni alle gigantesche proiezoni, ansie, preoccupazioni, problemi e psicopatologie varie dei genitori.
La favola di Pinocchio è quanto più si addice alla condizione odierna dell’infanzia: un burrattino di legno forgiato dal falegname Geppetto, che lo vuole diligente e bravo (perfetto), con un Grillo Parlante che lo sprona continuamente ad essere coscienzioso e corretto (perfetto), con la Fata Turchina che lo incita ad essere sincero e non dire mai una bugia (perfetto), e Pinocchio cosa fa? Tutto il contrario: si lascia incantare da Mangifuoco, si lascia influenzare dal Gatto e la Volpe, poi si fa trascinare da Lucignolo nel paese dei Balocchi,  e va a finire dentro la pancia del Terribile Pesce-cane. Tutto meno che perfetto!
Oggi Pinocchio si beccherebbe una bella diagnosi di ADHD e con un po’ di amfetamine tutto torna a posto. Così Geppetto, il Grillo Parlante e la Fata Turchina hanno fatto il loro dovere, hanno curato il “burrattino” che non era perfetto e ora possono smettere di ricattarlo emotivamente con finti rimproveri e finte punizioni.
Quante volte tutti noi abbiamo assistito a questa scena, come protagonisti o come spettatori: “Mamma voglio un’altra caramella/un altro giocattolo/stare un altro po’ al parco/ecc”, “No, non si può, ne hai già mangiate tre/te l’ho comprato ieri/è tardi”, il tira e molla continua fino a che il bambino piange, strilla, la mamma si sente a disagio e soccombe, “E va bene, però è l’ultima/non te ne compro più fino a Natale/altri cinque minuti!”; così la madre ne esce sconfitta, schiacciata, piena di rabbia, repressa e piccola piccola. Queste scene si originano a casa, dove il mondo gira tutto intorno al bimbo. Il bambino non fa distinzione dentro e fuori casa, per il bambino è normale pretendere ciò che gli è sempre consentito, perché dentro sì e fuori no? La mamma invece dentro casa gli dà tutto ciò che vuole e quando esce deve comportarsi da bambino perfetto! Dov’è l’interruttore on/off del programma “modalità dentro e fuori casa”? E perché poi il bambino si deve sentire addosso tutta l’aggressività della madre che lo guarda con occhi iniettati di sangue, poi magari a casa lo mette in punizione per tre minuti senza cartoni! Quante contraddizioni ci sono in questo semplice schema genitoriale che abbiamo visto, e messo in pratica, innumerevoli volte? E poi è il bimbo ad essere capriccioso, viziato, ostinato, isterico, iperattivo, provocatorio. E dov’è quest’esempio di stabilità emotiva?
Quante mamme pretendono che il figlio sia studioso e bravo a scuola mentre passano pomeriggi interi a guardare trasmissioni lobotomizzanti, mentre l’ultimo, e forse unico, libro che hanno letto è Cinquanta sfumature di grigio?
E il bambino deve essere curato?
“Il miglior modo di assistere i bambini è prestare aiuto ai genitori. Se a questi non garba il comportamento dei figli, non sono soltanto i figli a dover cambiare. Se Johnnie è quel che si chiama in inglese «una patata bollente», non si raffredderà certo passando dalle mani di un esperto a quelle di un altro, a meno che non si prendano provvedimenti anche per il forno domestico.” (T. A. Harris, Io sono ok – tu sei ok, 1974).

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