3932395811_c0e8b55dcc_oPer il narcisita gli altri sono “ombre senza vita” (Kernberg) e incontrare uomini che le considerino tali è la massima aspirazione delle donne votate all’infelicità.
Come fermare questo insano desiderio? Come proteggere se stesse da se stesse? Come amarsi davvero?
Come qualsiasi processo di disintossicazione occorre superare la fase di astinenza e fare attenzione poi alle ricadute.
Quindi smettete di sperare, chiamare e richiamare, concedervi e dipendere dall’umore altalenante di Mister Q. Soffrite in silenzio, strafogatevi di cioccolata, gelato, sport, palestra, cinema, libri, shopping; ammettete tranquillamente di aver perso la battaglia con tutte le altre donne, abbiate l’umiltà di considerarvi una delle tante e non la donna speciale e unica che lo farà innamorare perdutamente, abbandonate ogni fantasia o minima speranza che lui ritorni in ginocchio dopo che avrà sentito la vostra mancanza.
Lui non tornerà, ed è proprio per tale motivo che voi lo state aspettando.
Una volta superata l’astinenza iniziale (che fa molto male), cominciate a riconoscere le occasioni che possono indurvi a ricadere nel medesimo copione infelice, ciò equivale a: uscite con chi vi piace di meno. Se non siete ancora uscite dal tunnel, un’aranciata non potrà mai stordirvi come un whisky. Non è una battuta ironica, dico sul serio. Di certo non intendo suggerire di uscire con chi non vi piace affatto, ma con chi vi piace un po’ meno rispetto al classico mister Q.
Abituarsi alla felicità per chi cerca solo emozioni forti all’inizio avrà il sapore della camomilla quando si è alla disperata ricerca di ruhm, e non tanto per il sapore intenso e allegro del ruhm, quanto per i postumi del giorno dopo, mentre accovacciate sul wc starete vomitando anche l’anima.
Cercate di osservare i processi e non gettatevi a capofitto in contenuti che avete persino inventato solo perché attratte dal medesimo processo. La realtà risponde alle vostre convinzioni più profonde e non quelle più superficiali, e questo meccanismo avviene tramite le vostre scelte: se scegliete il peggio, non è il peggio che avete attirato, ma è il peggio che avete scelto tra mille opzioni possibili (e se non ci sono opzioni, una è sempre possibile: meglio niente che peggio).
Quindi imparate a riconoscere mister Q. Come? Se vi ritrovate in una condizione di attesa sin da subito, se volete disperatamente rivederlo il giorno dopo ma lui non si fa sentire o non vi riponde o non vi richiama, se anche solo lontanamente fa cenno ad altre donne o vi fa solo intendere indirettamente, e subdolamente, che ci sono altre che lo assillano, anche solo con un “uff” appena accennato dopo aver dato un’occhiata al suo telefono, mettetevi subito al riparo dalla tentazione prima di cedervi; superate l’astinenza iniziale e tenetevi a largo dalle ricadute fino a che non avranno più nessuna attrattiva per voi, fino a quando non saprete riconoscerli sin dalla prima occhiata e troncherete seccamente il discorso dopo il suo classico: “Ti avevo già notata, sei diversa dalle altre”.
Se siete sulle spine e non vi sentite tranquille e fiduciose dopo i primi incontri, avete trovato il vostro nuovo mister Q. Se invece siete in fase di disintossicazione e uscite con mister F che, seppur considerate interessante e desiderate sapere com’è un suo bacio, vi lascia un senso di incompletezza, non è mister F che non riempie il vostro vuoto, ma è la parte distruttiva di voi che sta protestando e chiede disperatamente di uscire con mister Q per continuare a vivere indisturbata nella sua abituale sensazione di nullità.

Eric Berne, fondatore dell’Analisi Transazionale, riferisce come i pazienti non chiedono di uscire dai propri copioni, ma solo di sopportarli meglio. I copioni sono basati sulla programmazione che i genitori impongono e che il bambino accetta. “Il paziente non lotta per diventare un vincitore, ma solo un perdente migliore. Il che è abbastanza naturale, dato che se diventa un perdente migliore, può continuare a seguire tranquillamente il suo copione; se invece diventa un vincitore deve buttare alle ortiche, se non tutto, almeno la maggior parte del proprio copione, e ricominciare tutto da capo; e normalmente questa è una di quelle cose che la gente è decisamente riluttante a fare.” (Eric Berne, “Ciao”… E poi? – La psicologia del destino umano, Bompiani, Milano, 1979).

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