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Non è un gran bel mestiere fare i politici in Italia di questi tempi, forse in nessun paese con sviluppo avanzato, ma in Italia meno che mai. Le decisioni cruciali si sono spostate negli ultimi piani rarefatti della finanza virtuale con i suoi milamiliardi che vagano nell’etere in formato elettronico e la politica non può fare altro che adeguarsi e rincorrere lo sviluppo e la crescita elemosinando gli spiccioli che il mercato globale vorrà concederci.
I politici italiani fino agli anni ’80 potevano ancora avere qualche voce in capitolo sull’economia, giusto in tempo per fare qualche migliaio di scempi, ma ora davvero no. Ora sono ridicoli, palesemente in difficoltà, non sanno davvero cosa fare, come muoversi, riescono solo a temporeggiare per vedere il da farsi, sperando che l’angelo del Signore scenda su di loro illuminando il cammino. E aspettando la folgorazione divina nel frattempo si sono specializzati nell’arte delle diagnosi, meglio di loro nessuno saprebbe descrivere così lacrimevolmente tutte le problematiche che affliggono l’Italia. Come fare per risolverle però è un mistero che verrà loro presto rivelato in sogno. Nell’attesa ecco tutte le questioni che i politici italiani attualmente al governo (quasi tutti) non riescono a risolvere:

  • Non riescono più a districarsi dalle conseguenze disastrose di precedenti politiche scellerate che loro stessi hanno contribuito a creare o che hanno ereditato dai loro maestri (ognuno ne ha uno che è stato al governo nell’ultimo ventennio) che li hanno istradati nella complessa arte della politica.
  • Non riescono a modificare nemmeno di una virgola le alte sfere di un apparato statale e parastatale talmente capillare e cavilloso da essersi reso intoccabile. Nel contempo riescono benissimo a toccare tutti coloro che “hanno poco ma sono in tanti”, soprattutto perché sono lontani mille passaggi luce dai vertici di partito, mentre quelli che “hanno tanto ma sono in pochi” si trovano nel loro stesso campo gluonico e non possono correre il rischio di perdere pedine cruciali per la sopravvivenza del partito.
  • Non riescono a contrastare, né a toccare con una piuma, le roccaforti malavitose e tutte le loro dinamiche di controllo territoriale. Hanno tracciato una linea di confine e adesso non si toccano più.
  • Non riescono minimamente a comprendere, figuriamoci a regolamentare, un’economia sempre più complessa ed evanescente che sposta le catene produttive nei paesi in via di sviluppo, lasciando le operazioni del terziario avanzato nei paesi più sviluppati. I paesi apparentemente sviluppati che hanno leggi più evolute dei paesi in via di sviluppo ma non hanno ancora le leggi ipercivilizzate dei paesi con terziario avanzato vengono abbandonati nell’incertezza più assoluta. E l’economia, si sa, non ha empatia né pietà (rima non voluta ma azzeccata). Non si può obbligare un’impresa a rimanere in uno stato in cui ci sono troppe spese di produzione, di manodopera, di contribuzione fiscale (ma chissà come mai per molti imprenditori manifatturieri asiatici le nostre leggi sono convenienti!).
  • Non riescono a gestire minimamente un sistema bancario sempre più incomprensibile nelle sue ingarbugliate operazioni di derivati, swap, bolle speculative, compravendite di debito pubblico, e le paradossali scommesse sul rischio.
  • Non riescono a dare risposte ai disoccupati, ai precari, ai pensionati minimi, agli esodati, ai cassintegrati. Non sanno proprio come si fa. L’unica cosa che riescono a pensare è aumentare le tasse quando ormai questa tecnica, se portata all’esasperazione, si sa dove conduce (cfr storia delle rivoluzioni sociali).
  • Non riescono a gestire il flusso immigratorio inarrestabile che arriva dai paesi del sud del mondo che stanno avanzando e non riescono a fermare il flusso emigratorio dei giovani più brillanti che non hanno sbocchi nel nostro paese perché non hanno già il posto di lavoro garantito per discendenza.
  • Non riescono più a rispettare i parametri europei che però hanno accolto con tutto il cuore, orgogliosi di aver voluto ardentemente questa Europa “disunita” e di far parte dell’euro, come quei nobili andati in rovina ai quali è rimasto solo il titolo nobiliare come sfoggio di credibilità per quei pochi ingenui che ne rimangono intimoriti.

Tutti vanno a bussare alle porte del palazzo, tutti vanno a contestare davanti alle porte del palazzo, tutti vogliono, e alcuni devono, essere accontentati (chi sul serio e chi con promesse), tutti: dall’alto perché sono potenti, dal basso perché sono tanti e se si mettono insieme sono guai, dal mezzo perché ci sono loro e non vogliono perdere i propri privilegi. Poveri politici, schiacciati come sottilette in un panino multistrato tra i grandi del mondo, i grandi d’Europa, i grandi d’Italia, i grandi in numero di cittadini stanchi: cari politici italiani, che dire? Ve lo siete meritato.

(fonte immagine)

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