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Iniziamo con una piccola panoramica dell’Analisi Transazionale (AT) e una minuscola introduzione dell’epigenetica, per vedere poi come i due ambiti risultino collegabili tra loro, specialmente quella parte dell’epigenetica che si occupa di sviluppo infantile e dell’influenza esercitata dall’ambiente familiare e dalle figure parentali nella vita presente e futura del bambino.

L’Analisi Transazionale è un modello di psicologia e psicoterapia basato sull’analisi degli scambi (transazioni) tra due o più persone. “L’unità del rapporto sociale si chiama transazione. Se due o più persone s’incontrano in un aggregato sociale, prima o poi qualcuno si deciderà a parlare o a dar segno in qualche modo di essersi accorto della presenza altrui. Questo è lo stimolo transazionale. L’altro, o gli altri, diranno o faranno qualcosa che sarà in qualche modo in rapporto con lo stimolo: e questa è la reazione transazionale.” (E. Berne, A che gioco giochiamo).
Il modo con cui ogni individuo si relaziona con un altro dipende da modalità ben precise apprese nell’infanzia: “È come se ciascuno recasse in sé la personalità infantile di quando aveva tre anni. Ognuno porta dentro di sé anche i propri genitori. Si tratta di registrazioni a livello cerebrale di esperienze concrete di avvenimenti interni ed esterni, i più significativi dei quali risalgono ai primi cinque anni di vita. Esiste un terzo stato, diverso dai due precedenti. Questi ultimi sono il Genitore e il Bambino, e il terzo, l’Adulto.” (T. H. Harris, Io sono ok tu sei ok).
Al nostro ingresso nella vita sociale, che coincide con l’inizio della scuola, emerge chiaramente l’atteggiamento verso la vita che ognuno di noi ha incamerato dalla famiglia d’origine. Così fin da bambini possiamo aver sviluppato e rafforzato una serie di atteggiamenti basati sulla percezione propria e degli altri:

  • una buona autostima e fiducia negli altri, quindi un atteggiamento positivo (io mi sento ok¹ e sento che gli altri sono ok);
  • una scarsa autostima ma molta ammirazione per gli altri, quindi un atteggiamento sottomesso (io non mi sento ok mentre gli altri sono ok);
  • un’autostima ipertrofica e svalutazione degli altri, quindi un atteggiamento altezzoso (io mi sento ok mentre gli altri non sono ok);
  • una scarsa autostima e disprezzo per gli altri, quindi un atteggiamento negativo (io non mi sento ok e non sono ok neanche gli altri).

Questi quattro atteggiamenti stabiliscono il centro emozionale di partenza di ciascun individuo, vengono ereditati dall’ambiente familiare, e contribuiscono alla costruzione del copione di vita. All’ingresso dell’adolescenza, quando iniziamo in maniera concreta a posizionare i mattoni della nostra identità, il bambino già si percepisce in un certo modo e si chiede: “Cosa può accadere a uno come me? (…) Il bambino sa se è destinato a essere un vincitore o perdente², è consapevole da come viene visto dagli altri” (E. Berne, “Ciao”… E poi?). E così stabilisce il suo copione di vita e inizia a viverlo.
“I copioni sono basati sulla programmazione che i genitori impongono e che i bambini accettano. (…) Se i genitori sono dei perdenti riusciranno a trasmettere solo copioni perdenti, e lo stesso vale per i vincenti. (…) Nell’analisi del copione i vincitori si chiamano principi o principesse, i perdenti invece ranocchi. Lo scopo che l’analisi del copione si prefigge è quello di trasformare i ranocchi in principi e principesse.” (E. Berne, ib.).
L’obiettivo che l’Analisi Transazionale si pone, in ambito terapeutico, è:

  • l’analisi strutturale (come gli stati del Genitore e del Bambino contaminano le azioni e le reazioni dell’Io Adulto rendendole inopportune e improprie alla realtà);
  • l’analisi del gioco (un tipo di transazione particolare nel quale si crea una comunicazione viziata da secondi fini);
  • l’analisi del copione (l’atteggiamento di base e il tipo di copione che abbiamo scelto di vivere in passato e che non riusciamo a cambiare).

L’epigenetica è quella branca della genetica che studia come l’ambiente sia in grado di modificare il processo di trascrizione del DNA (non la struttura del DNA stesso), e quindi l’espressione o meno di un gene deputato ad una specifica funzione, durante la vita di un organismo. Questa attivazione o disattivazione di alcuni geni da segnali che provengono dall’ambiente avviene tramite alcuni processi enzimatici che possono distendere o irrigidire il DNA e quindi impedire la trascrizione o facilitarla per la sintesi di specifiche proteine (per approfondire: voce Epigenetica in Dizionario di Medicina Treccani).
Una recente ricerca ha messo in luce come i cambiamenti epigenetici dei genitori possano essere trasmessi anche ai figli. Questo studio “introduce un nuovo elemento per la comprensione dei meccanismi biologici che consentono di trasmettere alle generazioni successive non solo il patrimonio genetico ma anche i comportamenti appresi.” (Una via biologica per ereditare le paure dei genitori, Le Scienze).
Questa ricerca è stata svolta da Brian G. Dias e Kerry J. Ressler dell’Howard Hughes Medical Institute a Chevy Chase, nel Maryland, ed è riportata sulla rivista Nature in maniera più dettagliata. (Fearful memories haunt mouse descendants, Nature).
Kerry Ressler, neurobiologo e psichiatra alla Emory University di Atlanta, in Georgia, co-autore della ricerca, si interessò di eredità epigenetica dopo aver lavorato con i poveri che vivono nei centri urbani, dove tossicodipendenza, malattia neuropsichiatrica e altri problemi sembrano ripresentarsi in maniera ciclica nei genitori e nei loro figli. Ressler sospetta che gli esseri umani possano ereditare alterazioni epigenetiche che influenzano anche il comportamento. L’ansia di un genitore, egli ipotizza, potrebbe influenzare le generazioni successive attraverso modifiche epigenetiche dei recettori per gli ormoni dello stress. Ovviamente il comportamento umano è molto più complesso di quello di un topolino e per il momento Ressler e Dias hanno  in programma di concentrarsi sugli animali da laboratorio.
Una review delle ricerche attualmente disponibili sull’interrelazione tra fattori ambientali e processi epigenetici è stata presentata lo scorso maggio al “Pediatric Academic Societies Annual Meeting”, da W. Thomas Boyce, professore di pediatria e psichiatria alla University of California – San Francisco, ed è reperibile a questo indirizzo. 

L’eredità “caratteriale” genitoriale ha un’influenza determinante nel decidere chi saremo e come lo saremo. Queste ricerche sono importanti per mettere in luce quanto del nostro “passato”, vissuto ed ereditato, influenzi il nostro presente. Ma ancora di più mette in luce come sia possibile modificare l’espressione di alcuni comportamenti ereditati, perché se l’ambiente psichico in cui siamo cresciuti può aver influenzato negativamente ciò che oggi noi siamo, i nostri pensieri  e comportamenti attuali possono cambiare il nostro copione di vita in maniera positiva. A questo scopo lavora la psicoterapia analitico-transazionale.

Note
1. L’espressione americana “essere ok” in Italia non è ben traducibile in un’espressione altrettanto efficace e riassuntiva. Potremmo tradurla con “essere a posto”, ma racchiude molto altro: avere autostima e fiducia in sé, essere sicuro di sé e delle proprie capacità, avere la sensazione che l’ambiente sia benevolo e benefattore, avere resilienza nelle avversità e ottimismo verso il futuro, sentire di avere il potere decisionale del corso degli eventi della propria vita e di esercitare la propria influenza nell’ambiente circostante. “Non essere ok” ovviamente è tutto il contrario, con le dovute sfumature.
2. “Vincente/perdente” è un’altra espressione tipicamente americana che in Italia è poco usata e non traducibile esaurientemente; nella cultura americana è spesso accostata alla cultura adolescenziale, ma è un’accezione fuori luogo nel contesto dell’Analisi Transazionale. Berne definisce vincitore un individuo che riesce in ciò che dice di avere intenzione di fare, mentre perdente è colui che non riesce a realizzare ciò che mostra di voler fare.

(fonte immagine)

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