5609396452_94c2229a42_bIl circolo vizioso del vittimismo è una spirale intessuta di lamentele e piagnistei, sospinto dalla corrente del lassismo, che ha una forza trascinante più potente di qualsiasi attivismo. È sempre colpa di qualcosa che non va all’esterno di noi, ma dove si incontrano l’interno con l’esterno? Quando un avvenimento esterno può condizionarmi davvero la vita a tal punto da rendermi immobile e inattivo, incapace di crearmi un futuro? I regimi dittatoriali limitano la libertà con la forza militare; i governi liberali hanno passato lo scettro del comando dalla forza militare alla forza “occulta” dei mercati finanziari e monetari che spostano merci e capitali in tutto il globo alla ricerca del massimo profitto al minimo costo. Ma la storia ci insegna che non c’è regime (militare o finanziario) che possa ostacolare un popolo assetato di emancipazione e desideroso di libertà e di cultura.
Ed eccoci a corto di futuro, e a corto di idee rivoluzionarie davvero significative. Non è la pancia vuota a smuovere gli animi ma la voglia di progresso umano (la classi indigenti e ridotte davvero in miseria sono sempre state chiamate a ribellarsi dagli intellettuali che li spronavano a risollevarsi e riscattare la loro misera condizione, non dalla propria pancia vuota, sia chiaro!). La borghesia prima e il proletariato poi sono le classi che hanno condotto le rivoluzioni più significative, entrambe guidate ai loro tempi da ideologie imponenti e tuttora ancora valide. Erano correnti rivoluzionarie, che andavano davvero contro i poteri forti dell’epoca e li sfidavano a colpi di teorie non frantumabili con un giro di opinioni discordanti e relative, non ridicolizzabili da una manipolo di snob che tentavano di conservare privilegi ormai obsoleti ridacchiando davanti alle accuse che muovevano loro i rivoluzionari.
Oggi basta un giornalista un po’ più acuto per screditare in meno di un minuto una rivolta popolare senza basi ideologiche imponenti che non siano la solita cultura internettiana “antikasta”. Occorre di più, molto di più, un pensiero lungimirante che guardi al nuovo, un capo carismatico (l’iperdemocrazia non è un metodo organizzativo appropriato per un numero grande di persone) che si rifaccia a teorie e ideologie non scalfibili dal primo Azzeccagarbugli della politica italiana che con mirabolanti giri di parole riesce a mettere in difficoltà persino il Papa stesso sulla conoscenza della Bibbia, figuriamoci un pivellino che ha letto su internet “ke la globalizzazione è la rovina dell’Italia” (e magari sarà pure vero, ma non lo sa dimostrare).
Le idee che hanno in sé il seme del progresso del prossimo futuro hanno vita lunga e non possono essere ridotte a merce populista né a propaganda demagogica. Chi le cavalca in maniera seria e approfondita, e se ne fa promotore, avrà la forza di cambiare un sistema ormai logoro e non più al passo con i tempi. Chi le ostacola potrà riuscirci per breve tempo, non c’è dittatura che possa impedire al progresso di andare avanti.
Riqualificazione territoriale, cemento zero, edilizia zero energy, rifiuti zero, energie rinnovabili, ammodernamento tecnologico delle istituzioni e dell’istruzione, qualità dell’istruzione, investimenti nella ricerca e sulle tecnologie a risparmio energetico: queste sono le nuove sfide di un paese a terziario avanzato. O ci si batte per queste conquiste o si è senza identità: l’Italia è ormai un paese ex-industrializzato che non ha saputo andare avanti verso un terziario iper-avanzato che procede nei paesi del Nord Europa a ritmi elevati con le nuove tecnologie ecosostenibili, e investimenti sulle innovazioni tecnologiche, l’istruzione, la formazione, la riqualificazione, la ricerca, la cultura, l’arte, il turismo, il welfare, e l’infinita cultura della tutela e del decoro del territorio (un tipo di cultura che in Italia manca quasi completamente).
Le idee ci sono, premi Nobel che si esprimono per una economia solidale, una nuova gestione etica della finanza e delle banche, la nuova re-regulation dopo gli errori della deregulation sfrenata del neoliberismo selvaggio; sociologi e filosofi che si esprimono per una economia verde, energie rinnovabili, rifiuti zero, riqualificazione delle zone abbandonate e deteriorate, ripopolamento delle campagne, stile di vita più morigerato.
Le rivoluzioni, quelle vere, avvengono per essere qualcosa in più, non per tornare ad avere ciò che si aveva prima. Le mammelle statali italiane non elargiranno più latte se non con il contagocce, quindi una cosa è certa: indietro non si torna (e le restaurazioni poi, si sa, non portano bene).
Purtroppo in Italia c’è un ostracismo verbalmente crudele verso questo cambio culturale dell’ambiente e dell’economia. Probabilmente saremo il nuovo Eldorado degli investitori quando tutto il mondo si sarà emancipato e noi staremo ancora discutendo se Berlusconi debba andare o meno in galera, o se Grillo sia o meno un dittatore. Il giornalismo italiano purtroppo non aiuta affatto a sensibilizzare l’italiano sub-medio (“ke legge tutto su internet e sa la vera verità vera che nessuno gli dirà”) verso i temi davvero importanti e fondamentali, preferisce sempre e di gran lunga darsi all’arte del commento barocco.

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