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Quante volte in passato avremmo scommesso che la persona che si stava frequentando fosse quella giusta? E cosa è successo quando non lo era più? Ci siamo mai chieste con quanta ingenuità abbiamo sottovalutato comportamenti vistosamente artefatti?
Quante volte la stessa persona viene considerata come l’unica anima gemella da molteplici pretendenti contemporaneamente? Di certo non può essere l’anima gemella di tutti! Qualcuno si sta sbagliando di grosso. Eppure, quante, quante e ancora quante donne vogliono assolutamente lui e solo lui, in virtù del fatto che anche altre donne vogliono lui e solo lui, compresa la fidanzata ufficiale!
L’amore lo si può solo condividere, non si dà né si prende, sono altre le forme di dipendenza affettiva che si offrono e si prendono (qui un interessante articolo a riguardo). E l’amore lo possiamo condividere se ne abbiamo già per noi stesse prima di tutto, non si può condividere il nulla, e ancora meno la mancanza, che rappresenta il segno negativo al di qua dello zero. E in amore meno per meno non fa più, fa meno meno.
“Io sono la persona giusta per te, io con te mi sento viva e sento che lo sei anche tu, senza di te sto male e tu non puoi stare bene senza di me, in nome del mio grande amore (perché amor c’ha nullo amato amar perdona), devi amare solo me sempre me, perché il mio amore è così grande che non può essere una vana illusione. Non potrei provare un sentimento così grande se non fosse autentico. E se è autentico tu lo devi ricambiare perché un amore così grande non può essere uno sbaglio così clamoroso”. Ed eccole le risposte piene dell’amato che non può non ricambiare in virtù dell’amore autentico che si prova per lui:

  • Sono confuso.
  • Ti avevo avvisata di non aspettarti nulla.
  • Non devi pretendere nulla in cambio.
  • L’amore deve essere gratuito sennò non è vero amore (il tuo intendo, il mio è esonerato da questo obbligo, non sono mica io che ti amo!)
  • Io non posso darti quello che mi chiedi.
  • Ho un momento di buio.
  • Ho una storia complicata.
  • Ho bisogno di stare solo.
  • Ho una situazione familiare infernale.
  • Devo concentrarmi sul lavoro.
  • Sto traslocando.
  • Mi sono appena lasciato.
  • Non sono abituato alla vita di coppia.
  • Sono un ribelle, non sopporto le catene.
  • Tu sei una brava ragazza e io non ti merito.
  • Sono un buono a nulla e ti rovinerei la vita.
  • Soffro di una strana forma di autismo.
  • Forse sono schizofrenico, o depresso, non ricordo.
  • Non posso lasciare la mia fidanzata, ci rimarrebbe molto male.
  • Mamma non vuole.
  • Non piaci al mio cane.

E mentre le donne si disperano inconsolabili e piangono alle amiche tutte le loro ipotesi sul perché la loro anima gemella non corrisponda l’amore puro che provano, mister Sono confuso passa alla quarta anima gemella del mese. Non ci sfiora mai il dubbio che forse è lui che alimenta questa competizione perversa per i suoi tornaconti personali di povero morto di fama¹. Ma da dove arriva questa certezza così incerta? Perché l‘amor ch’a nullo amato amar non perdona affatto nel nostro caso? Di che amore amiamo?
Amiamo di un amore scarso di noi, di un amore che non c’è, di un amore fatto di pezzi del proprio Sé che mancano completamente. Due sono i meccansimi che entrano in gioco in questi tipi di love addiction:

  • Erotizzazione: è un meccanismo di difesa che entra in gioco quando lo sviluppo evolutivo e la crescita sono sentiti come troppo faticosi o dolorosi. Questo meccanismo di difesa è strettamente connesso al tema della maturità psichica. Esso infatti compare con maggiore frequenza in periodi della vita che richiedono un passaggio evolutivo faticoso (adolescenza, crisi di mezza età), in quelle persone che questo passaggio evolutivo faticano a realizzarlo perché poco attrezzate o troppo spaventate.
  • Idealizzazione: quando questo meccanismo di difesa è attivo le caratteristiche negative di una persona o di un oggetto o di un’idea vengono fortemente negate e tutto ciò che riguarda l’oggetto dell’idealizzazione diventa perfetto e fantastico. L’idealizzazione rappresenta una fase normale della evoluzione degli individui, in adolescenza è particolarmente frequente. Diventa un meccanismo non evolutivo quando viene utilizzata in una fase dello sviluppo diversa da quella adolescenziale e può diventare una seria barriera alla maturazione ed alla presa di responsabilità².

Questi meccanismi sono detti di difesa perché difendono il sistema psichico dall’angoscia che deriverebbe dalla presa di coscienza delle reali motivazioni che sono alla base di comportamenti disfunzionali, ed entrano in azione in individui estremamente fragili e suggestionalibili. Ricorrono all’erotizzazione e all’idealizzazione per non affrontare responsabilità di crescita e di maturità attribuendo la responsabilità della loro realizzazione ad un’altra persona investita di un potere assoluto.
Dall’altra parte ovviamente troviamo un individuo con altri tipi di meccanismi tra cui la manipolazione e l’adulazione: essi hanno bisogno di sentirsi ammirati e di ricevere continue conferme della loro desiderabilità, non sempre solo della loro virilità. In genere giocano le loro carte migliori come meglio possono. Per un uomo avere molte donne è segno di potere e di supremazia verso gli altri uomini. Oppure è un mezzo per punire la loro madre attraverso la voglia perversa di veder soffrire quante più donne possibili, ma qui entrano in gioco altri tipi di meccanismi, quali la proiezione e il trasferimento (il transfert di coppia). Un ragazzo che si vanta con un’altra ragazza di una sua ex andata a finire all’ospedale per lui perché non mangiava più, non ha le caratteristiche della voglia di potere o di supremazia, ma di godimento proveniente dalla sofferenza della vittima, una forma di perversione dei killer seriali, in questo caso definibili come serial killer dell’anima³. Un altro caso di misoginia è un’omosessualità repressa di cui non si ha coscienza e per coprire la quale si ha bisogno di confermare decisamente la propria preferenza sessuale con quante più donne possibili
Ma questi ultimi casi riguardano patologie che non rientrano nel tono di leggerezza con cui affronto le problematiche relazionali degli amori incerti, ambigui e non corrisposti.
Una spiegazione meno pesante, ma non per questo meno imponente e significativa, la fornisce Zygmunt Bauman nei suoi libri Amore liquido e Gli usi postmoderni del sesso nei quali spiega la fugacità con cui si consumano i rapporti amorosi in funzione di un erotismo la cui godibilità momentanea è sganciata dal senso di immortalità a cui sono intimamente connessi il sesso e l’amore nella loro componente riproduttiva dell’uno e spirituale dell’altro. L’erotismo invece relega tutto all’istante e non lega più niente a nessuno, tutto è mobile, in continuo cambiamento, nulla più è fermo e stabile. Questo consumismo erotico è correlato ovviamente al cambio epistemologico della cultura di un’epoca. L’epoca postmoderna delle civiltà post-industriali obbliga i suoi attori soicali alla velocità di sistema e al ricambio continuo di oggetti, persone e personalità che impone loro un’economia flessibile, veloce e dinamica.

Note
1.
L’espressione Morti di fama è il titolo di un libro di G. Arduino e L. Lipperini, che tratta delle problematiche narcisistiche nel web, non nelle relazioni di coppia.
2. La definizione di questi due tipi di meccanismi di difesa è tratta dal blog di Danilo Simoni, contestualizzati nell’area della psicodinamica delle organizzazioni.
3. Per una conoscenza più approfondita consiglio il libro I serial killer dell’anima di Cinzia Mammoliti.

(fonte immagine)

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