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Ogni donna ha incontrato il suo Mr. Bond nella vita, e ogni donna ha creato un film intorno al suo agente segreto, degno di pregevole nota per gli effetti speciali e la qualità delle immagini in HD. Il suo Bond, James Bond, l’uomo capace di fulminarla con uno sguardo, di elettrizzarla con una parola, di liquefarla con una carezza, e di incenerirla con un addio non troppo educato.

D’altronde lui è Bond, James Bond, e ha sempre dei casi di importanza vitale da seguire, non può perdere tempo con una sola misera donna, lui deve correre presso la Corona Inglese a consegnare il suo rapporto, e deve prendere istruzioni per il prossimo attentato da sventare, e poi di corsa volare verso paesi esotici per scovare i piani malvagi dei malvagi. E data l’importanza delle sue missioni, lui può fare ciò che vuole, dire ciò che vuole, avere tutte le donne che vuole, e mandarle a quel paese quando vuole.
Questo è ciò che avviene nella mente delle donne succubi del fascino del proprio Bond, James Bond, privato. Noi all’esterno, vediamo invece un Vincolo, Giacomo Vincolo, e non è affascinante per niente, pure un po’ bruttino diremmo, intelligente sì per carità, anche un po’ spocchioso e snob, molto arguto, forse un nerd, o un geek, o magari è solo un neet con o senza spleen, ma di sicuro è un jerk.
La poveretta non immagina che il suo Bond affascinante e dalle imprese ai limiti delle possibilità umane sia in realtà un normale uomo, che fa un lavoro ordinario, che lei percepisce straordinario solo nel suo film personale ed esclusivo, in onda nella sua mente ogni giorno alle ore 8.00 con svariate repliche per tutta la settimana.
Poi arriva la realtà, il vero Giacomo Vincolo, ed ecco che la bella addormentata nel bosco si sveglia, ma non per un bacio, bensì per una serie di parole non troppo garbate. A nessuno piace essere idealizzato, nemmeno a chi ne avrebbe davvero bisogno, ognuno vuole essere visto per ciò che è, non per ciò che non è, anche se in positivo.
L’idealizzazione se è necessaria per l’innamoramento (ovviamente la persona che ci piace deve essere unica e speciale per noi, diversa da tutti gli altri, altrimenti ci piacerebbero tutti!), quando è eccessiva diventa un ostacolo e preannuncia un epilogo davvero penoso. L’estrema idealizzazione abnorme rispetto alla percezione reale ci conduce diritto verso un burrone, e ringraziamo il Fato quando non è corrisposta, perché se malauguratamente viene corrisposta nella stessa “dismisura”, la coppia ben presto aprirà le falle della propria disistima accusandosi a vicenda di colpe inaudite: la successiva aggressività verbale è direttamente proporzionale, superata una certa soglia critica, al grado di idealizzazione nella fase di innamoramento.
Le donne “sceneggiatrici” che rincorrono chi non le vuole sono molto più fortunate delle donne “sceneggiatrici” che vengono ricambiate con lo stesso folle sentimento, perché il film di quest’ultime si trasformerà da spionaggio inventato a drammatico reale.
Ma come riconoscere il grado di idealizzazione anormale? Quando lui vi umilia e vi offende, e voi, dopo un minuto di delusione, siete ancora lì a pensare a quanto sia meraviglioso, a quante missioni importanti abbia svolto, e che il suo rifiuto mascheri un amore represso e rinnegato. Non dovete riabilitarlo all’amore, lui non è incapace di amare in generale solo perché non ama voi! Non vi ama perché siete delle Lucy acciondolate al suo pianoforte giocattolo che scambiate per vero pensando che si sia appena esibito al Musikverein di Vienna, mentre ha appena finito di giocare alla playstation.

(fonte immagine)

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