10 La città del sole (70x50)

Un grazioso libricino di life coaching che consiglio a tutti è Innamorati di te di Tiberio Faraci. È un libro pieno di positività, speranza, ottimismo per il futuro, ovviamente salta la parte pratica, il percorso vero e proprio con il life coach, ma può rivelarsi una lettura terapeutica quando i pensieri più neri ci attraversano.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo l’amore per se stessi, l’autostima, che nessuno ha mai a sufficienza. L’autostima si forma da bambini, con i sentimenti positivi che ci trasmettono i nostri genitori, al di là dei metodi educativi che possono essere i più diversi. Ciò che viene trasmesso è più il non detto che il detto. Fernando Pessoa, in una riflessione del suo diario Il libro dell’inquietudine, scriveva: “Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato”, allo stesso modo si può anche affermare che il bambino che si sta formando come struttura caratteriale porterà addosso tutte le ferite delle battaglie evitate dai genitori. L’amore per noi stessi è molto diverso dall’amore per la propria immagine (apparenza), e ancora più diverso dall’eredità materiale che riceviamo dai nostri genitori che possono averci lasciato ogni ben di Dio tranne quello fondamentale: l’amore. Spesso l’assenza di amore e un grande capitale danno forma agli esseri disumani della peggior specie: spietati e in grado di provocare danni alla società, all’economia e all’ambiente, come purtroppo constatiamo ogni giorno.
L’amore per se stessi è qualcosa di sacro e speciale e consiste non solo nell’avere fiducia nelle proprie capacità e nelle proprie qualità morali, ma anche nella fiducia nella bontà della vita: perché mai dovremmo meritare solo schiaffi e mai carezze? Possibile che la vita debba essere sempre e solo avversa? In realtà dietro ogni apparente avversione fattuale degli eventi c’è l’intima credenza di non meritare la felicità: “io non merito”. Anche nelle difficoltà reali chi ha stima di sé non maledice la vita, il Fato e gli avversi Numi, ma sa che sono momenti di tempesta prima di uscire a riveder le stelle. Ci sono periodi storici particolarmente difficili e oscuri, attraversati da crudeltà, povertà, guerra, cruenza, ma se ci fate caso la storia dei popoli sembra essere la storia della propria autostima, della consapevolezza dei propri diritti umani, che nel macrosociale prende il nome di emancipazione. L’emancipazione dei popoli è la strada verso la conquista dei diritti dell’uomo. Ma da cosa o da chi è ostacolata questa strada? Purtroppo da sempre, e ancora oggi, da coloro che hanno ereditato capitale e non amore, e non di rado anche solo non amore, accaparrandosi poi il capitale con la corruzione e l’affiliazione politica o militare. Questi signori disumani (scusate la retorica e lo stile un po’ infantile quasi a dire “questi signori cattivi”) sono quasi sempre al comando, e usano la forza là dove è consentita, mentre usano l’inganno mediatico là dove l’uso della forza è stato bandito dall’emancipazione.
Ogni diritto in più è stato pagato con il sangue, mai è stato concesso un diritto su vasta scala che non fosse scaturito dalla rivoluzione e dal sacrificio di molte persone che hanno combattuto lo strapotere degli spietati guidati sia dall’esasperazione che dalla speranza (“Meglio morti che schiavi”, gridano oggi i cittadini in piazza Maidan, in Ukraina). Quando un popolo è pronto per un salto evolutivo, la storia avanza e il vecchio viene spazzato via, finché non riprende nuova forza e ritorna in altre vesti, sempre più camuffate (per questo nei paesi “civilizzati” si parla di dittatura mediatica).
Allo stesso modo nel piccolo microcosmo dentro ognuno di noi si combattono battaglie feroci tra la parte disumana che ci vuole schiacciati e schiavi e quella umana che ci vuole padroni di noi stessi e artefici del nostro destino. Una lotta che solo un grande amore per sé può vincere, e per fortuna senza spargimenti di sangue. Un amore che, se non è stato ereditato, si può “ricostruire”; in questo la parte pragmatica del life coaching non può non essere fiancheggiata dalla parte puramente umanistica del “nutrimento di sé”: ricostruire la stima di sé e il diritto ad essere rispettati, e non il dovere della riverenza, del timore e dell’ossequiosità verso chi sta più in alto di noi: non è la posizione che si ricopre a suggerire il valore di una persona, ma il grado di umanità e di amore per il prossimo, il quale, giustamente, mancando dentro di sé viene corrisposto parimenti agli altri. “Amar ch’a nullo amato amar perdona”, è una dinamica naturale che vale sia in positivo che in negativo. E spesso coloro che stanno in alto, e che dovrebbero avere una maggiore responsabilità etica, quasi a rasentare la santità, si scopre sempre più che sono persone di basso rango morale, quindi il non rispetto verso tali soggetti, e non verso i ruoli che ricoprono, è ciò che viene loro corrisposto in egual misura da persone che stanno avanzando verso un’altra conquista nell’inarrestabile strada dell’emancipazione.
Il successo economico fine a se stesso non può essere il solo obiettivo di chi intraprende un percorso di life coaching, sempre più spesso confuso con la “magia” psicologica che si presume sia nascosta dietro il fare soldi, dietro la convinzione che accrescere il proprio portfolio di competenze comunicative aumenti le vendite e incrementi il numero dei clienti, dietro l’assurda pretesa dell’essere più dinamici, flessibili, al passo con i tempi in un mondo in continuo cambiamento, e blablabla. Tutto questo è aria fritta e persino esaltazione se dietro non c’è una solida base etica fondata sul sano amore per se stessi che si riverbera in un sano amore per gli altri, l’ambiente e l’economia che fa girare merci per soddisfare le esigenze di tutti: merci che non devono ingannare e nuocere, ma sostenere e aiutare a vivere meglio; merci ottenute non con lo sfruttamento della manodopera in condizioni disumane nei paesi poveri e con materiali di scarto altamente inquinanti, ma con il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente in un paese legale e incorruttibile. Utopia? Meglio sognare La città del sole¹ che un “magnifico” Mondo nuovo² basato sulla peggiore distopia.

(fonte immagine)

Riferimenti bibliografici

  • Tiberio Faraci, Innamorati di te, Macro Edizioni, Cesena, 2007.
  • Fernando Pessoa, Il libro dell’Inquietudine, Feltrinelli, Milano, 2004.
  • (1) Tommaso Campanella, La città del sole, Feltrinelli, Milano, 2003.
  • (2) Aldous Huxley, Mondo nuovo-Ritorno al mondo nuovo, Mondadori, Milano, 2000.
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