Fernando_Pessoa_II_by_nuvemUno dei miei sogni è sempre stato quello di scrivere come Fernando Pessoa, ma messo da parte questo sogno ad opera di un sano realismo, ho pensato: perché non scrivere su Pessoa? Il mio amore per Pessoa è talmente sconfinato che anch’io ho avuto il delirio tabucchiano di esserne la reincarnazione, o di Pessoa stesso o di uno dei suoi eteronimi!
Ho preso al balzo l’opportunità di iniziare ad articolare una mia prima introduzione al pensiero di Pessoa con la tesi di laurea “Il vissuto del paradosso nell’esperienza estetica”. Ho scelto la cattedra di Psicofisiologia Clinica perché il professore, Vezio Ruggieri, aveva scritto un libro “L’esperienza estetica” e mi sono chiesta: cosa si prova a livello psicofisiologico quando ci troviamo di fronte ad un paradosso (seguendo ovviamente il modello bioesistenzialista integrato di Ruggieri)? E così ho iniziato la mia indagine sul paradosso, sui tipi di paradosso, e su alcuni dei principali artisti che hanno usato il paradosso sia come tecnica che come contenuto delle loro opere d’arte, e su ciò che proviamo a livello mentale, emotivo e fisico davanti alla fruizione di un’opera d’arte che contiene un paradosso. Ho scelto Magritte, Escher per le arti visive, che meglio si prestano a questo vissuto di contraddizione, e per il campo letterario ho scelto Fernando Pessoa.
Ovviamente la tesi di laurea non viene letta da nessuno, solo il professor Ruggieri entusiasta dell’argomento e di Pessoa, mi propose di scrivere un articolo per la rivista “Politecnico”, da quasi due anni “in press”, forse si sarà dimenticato, chissà! Così ho riproposto l’argomento ad una rivista che si occupa di psicologia e arte: “L’anima fa arte”. Rivista incantevolmente interessante che espone argomenti a confine tra mondo psichico e mondo artistico; mondo psichico visto attraverso l’ottica della psicologia del profondo di Jung e della psicologia immaginale di Hillman. Un mondo affascinante dove l’Io non è dato per scontato, ma come processo di emersione da un substrato comune di archetipi e immagini che traggono la loro fonte nell’ancestrale storia delle origini dell’uomo e della storia del pensiero umano: miti, fiabe, racconti, eterni ritorni, simboli, culti, riti, e tutto ciò che ha impostato la nascita della Psiche come dimensione primaria collettiva e poi individuale. Emersione che non finisce con la nascita di un Sé autocosciente e individuato, ma di un Sé che è capace di trascendere se stesso e andare oltre il transpersonale verso dimensioni che la nostra natura umana non riesce a comprendere ma riesce bene ad intuire. Intuizione che Fernando Pessoa riesce a trasmettere e infondere, passando attraverso la peculiare struttura del paradosso.
Come scriveva Pessoa stesso in una lettera a Armando Cortes-Rodrigues: “Definisco insincere sia le cose fatte per stupire sia quelle – lo noti, è importante – che non contengono una fondamentale idea metafisica, attraverso le quali cioè non passa, neppure come una ventata, una minima nozione della gravità e del mistero della Vita.”
L’articolo dal titolo “L’esperienza concreta dell’ineffabile attraverso il paradosso nell’opera di Fernando Pessoa” lo potete leggere cliccando qui. La rivista contiene altri articoli che conducono il lettore verso ambienti della psiche e dimensioni fuori dall’ordinario attraverso i quali passa proprio quella ventata di emozioni che ci lasciano intuire “la gravità e il mistero della Vita”. Buona lettura.

Annunci