Senza titoloLa democrazia è un’idea palesemente folle: si basa sull’affiliazione acritica e arazionale in base ai vantaggi futuri di questa o quella classe sociale. I partiti politici sono una concezione recente nella storia politica. Prima della formazione degli stati nazionali e delle repubbliche parlamentari, il potere era centrale e assoluto, non c’era dialettica tra maggioranza e opposizione perché non c’era un’opposizione! Il rapporto stato-cittadino era un rapporto re-corte-sudditi: in poche parole pochi ricchi e molti poveri, che non recriminavano ai ricchi di essere tali, ma accettavano la loro condizione ed erano servili e ossequieosi con i potenti (consiglio a tutti di rileggere amorevolmente I promessi sposi).
I primi partiti settecenteschi (repubblicani e monarchici) si sono formati intorno ad ideali di giustizia sociale e uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. La Costituzione fu una garanzia per i più deboli (nel senso di non aristocratici), e fu davvero una rivoluzione di mentalità molto forte; i poveri, davvero poveri, non solo non avevano diritti, ma sentivano di non averne diritto, quindi non era facile far crescere in loro una coscienza civile di parità e uguaglianza (parliamo ancora di un mondo profondamente agricolo, artigianale e commerciale, basato sulla forte differenziazione tra nobili e plebe). La coscientizzazione della rivalsa verso gli artistocratici, che erano possidenti terrieri e latifondisti a cui faceva comodo avere un’estesa servitù in stato di semi-adorazione, avvenne ad opera della classe borghese animata da idee di giustizia sociale, ma senza grossi numeri in termini di persone: era d’obbligo coinvolgere nelle loro battaglie la popolazione agricola di gran lunga più numerosa.
L’evoluzione della tecnica e le scoperte scientifiche trasformarono poi i ricchi commercianti in capitalisti, che diedero il via alla produzione di massa e alla divisione del lavoro. Nacquero così i primi partiti socialisti che lottavano per la conquista dei diritti dei lavoratori, sfruttati e sottopagati. Lottavano per un lavoro meno usurante e un salario adeguato. Diritti minimi che la classe borghese della “liberté, fraternité, égalité” avrebbe dovuto garantire a priori. Ma come si sa, chi sta in alto mal digerisce concetti come libertà, fratellanza, uguaglianza: il popolo sovrano, strumentalizzato, torna ad essere plede ignorante, zoticona, rozza, pericolosa, da tenere a bada con il bastone (senza carota).
Iniziarono a delinearsi le prime forme di associazione che configurarono i moderni parititi così come li abbiamo conosciuti fino a qualche decennio fa: associazioni per la difesa di una classe sociale.
Dopo più di 100 anni di lotte e conquiste, la classe operaia riesce ad accedere alla più importante forma di emancipazione: l’istruizione. Così figli di operai iniziarono ad essere impegati, medici, avvocati, ingegneri, insegnanti, docenti. Le forme di credito più accessibili diedero possibilità anche agli operai più capaci di aprire attività private ed elevare la propria condizione socio-economica. La piccola borghesia si conquista una fetta di benessere e la classe operaia una vita più che dignitosa, mentre i grandi capitalisti galoppano il consumismo di massa. Ma qualcosa si inceppa e la crisi economica colpisce la classe media imprenditoriale con pesanti ricadute sulla classe operaia, mentre i grandi capitalisti, le grandi multinazionali, aumentano a dismisura i propri profitti perché hanno trovato altrove le stesse condizioni del primo capitalismo: manodopera a costo pressoché irrisorio e un prelievo fiscale altrettanto irrisorio in paesi dove non c’è una politica fiscale a favore di beni e servizi per la collettività, dove non ci sono politiche a tutela del lavoratore, ma vigono politiche private tra multinazionali e governanti.
Allora si ripresenta l’idea di meno stato e più privatizzazioni per evitare la fuga di capitali nei paesi ad economia emergente. Ma alt, in realtà i grandi gruppi industriali ricevono molto dallo stato, alla faccia del laissez-faire e della legge del libero mercato. Quindi in un mercato così viziato e corrotto a livello globale, dove chi ha accesso a determinate fonti di credito ha e chi corrompe e viola i diritti umani ha ancora di più, dove chi vuole, ed ha le capacità, non può perché gli è preclusa ogni strada di accesso alle risorse primarie per fare impresa (credito per materie prime, manodopera, mezzi di produzione), dove solo l’idea rivoluzionaria trova mercato, mentre l’intelligenza media già è tanto se riesce a vendere panini al fast food, quale politica per difendere quale classe? La modernità liquida ha liquefatto anche le classi sociali, e senza coscienza di classe raramente una forza politica può essere incisiva, specialmente in un ambiente saturo di partiti tecnicamente impotenti (senza la possibilità di stampare moneta possono solo tirare la coperta di qua o di là, lasciando scoperti ora quel settore e ora quella categoria). Quali progetti di difesa? Troppo variegati gli interessi dei delusi e degli esclusi per convogliarsi tutti in un progetto comune, e per coloro che sono rimasti ancorati alle vecchie ideologie, non si sa bene cosa stiano difendendo (forse solo quel po’ che hanno e che riusciranno ad avere ancora per un po’). Una nuova coscienza liquida, come quella non-classe che si è venuta a creare in una società multiforme e in continuo cambiamento, è ben lungi dal formarsi, l’identificazione in un ideale comune, fondato su bisogni identici è fondamentale per la coscientizzazione di una nuova tipologia di classe sociale: il bisogno generico di un disoccupato (un lavoro quale che sia) è ben diverso dal bisogno di un libero professionista di abolire gli studi di settore, ancora più diversi i bisogni di un piccolo imprenditore o commerciante nel chiedere una riduzione della pressione fiscale. Incanalare la rabbia e la delusione in un grande “vaffanculo” liberatorio è un conto, coinvolgere una società variegata dagli interessi più disparati in un progetto comune è tutta un’altra cosa. Sperare nella fratellanza, nello spirito comunitario, nella solidarietà è quanto di più ingenuo si possa proporre. Sottovalutare l’egoismo e l’irrazionalità umana è un errore che i politici classici sanno benissimo di non dover fare: si vota in base ai vantaggi. In questa tornata elettorale i vantaggi erano per i lavoratori dipendenti con uno stipendio al sicuro. Non c’è nulla di sbagliato o di opportunistico in questo passaggio, è la natura umana e va saggiamente rispettata.

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