lucy-psicologaDal giorno della mia laurea, avvenuta il 4 dicembre 2012, ad oggi 30 luglio 2014, io non sono ancora entrata nel mondo del lavoro. E non parlo di merito, ma esclusivamente di forma: dopo la laurea ho dovuto aspettare 4 mesi e mezzo per iniziare il tirocinio (poiché non puoi iniziarlo appena laureata ma devi aspettare l’inizio e la fine prestabilita dalla tua università); poi dalla fine del tirocinio, 12 mesi obbligatori, ho dovuto aspettare altri tre mesi per sostenere la prima prova dell’esame di stato. La data della prima prova scritta è la stessa per tutte le sedi, poi ogni sede stabilisce le date delle successive tre prove (altre due scritte e una orale). Io ho scelto di sostenere l’esame di stato a Chieti, per questioni pratiche, e a Chieti in media per sostenere l’esame di stato (sperando di superare tutte le prove) occorrono 4 mesi. Ho sostenuto tutte e tre le prove scritte, i risultati delle ultime due usciranno il 10 settembre, e l’ultima prova orale, se superate le precedenti, andrà a finire alla fine di settembre inizi di ottobre.
L’esame di stato di per sé è poi un terno a lotto, sedi che bocciano fino all’80% dei candidati, sedi che promuovono sempre e comunque, sedi metà e metà (cioè ne bocciano il 50%, ma a sessioni alterne). Le prove vertono su tracce e argomenti tra i più disparati tra loro, il programma da studiare è vastissimo e molto ambiguo, può uscire di tutto, ogni sede stabilisce le sue tracce, ad esempio: Bari: esaminare un costrutto cognitivo a scelta (non estratte: un argomento sulla storia della psicologia del ‘900 e una traccia sui processi cognitivi); Bologna: metodo/misurazione in psicologia (non estratte: problem solving e ragionamento, immaginazione e rappresentazioni mentali); Cagliari: relazione bambino/caregiver, teorie recenti (non estratte: emozioni e apprendimento); Caserta: il candidato esponga una teoria dell’apprendimento, i principali autori, relativi costrutti e metodi di indagine, e i risvolti applicativi (non estratte: una teoria della personalità, le emozioni); Chieti: comportamento prosociale, teorie, costrutti e variabili (non estratte: decisione, condizionamento operante); Firenze: il candidato esponga un modello teorico o un approccio che possa essere uno strumento interpretativo dei fenomeni psicologici che si osservano nella vita quotidiana; L’Aquila: il metodo scientifico in psicologia (non estratte: stress, coscienza).
L’orale poi è una formalità, oppure no (tanto per rimanere un po’ ambigui): ad esempio in alcune sedi ti possono invitare a parlare dell’esperienza del tirocinio in un colloquio estremamente informale, in altre ti chiedono alcuni articoli del codice deontologico in maniera molto sbrigativa, e in altre ancora ti fanno il pelo e il contropelo!
Così forse ad ottobre otterò l’abilitazione alla professione grazie ad un tirocinio ed un esame di stato estremamente utili e formativi (che bello!).
Particolarmente rincuorante poi il discorso di un docente della commissione che per ammazzare il tempo in attesa, di due ore, dell’arrivo del presidente con le tracce da svolgere si è preso la briga di delucidarci sulle condizioni del lavoro dello psicologo in Italia: il succo era: “scordatevi di entrare in ambito sanitario e psicoterapeutico! Fate altro!”. Bene, per una che ha già iniziato una costosissima scuola di specializzazione in psicoterapia è rincuorante! Chissà che a qualche commissione venga mai in mente di mettere una traccia sull’ottimismo e sull’impotenza appresa!
Ma tralasciando l’esame di stato in particolare, con le sue modalità e i suoi contenuti, ciò che mi stupisce è l’attesa di due anni quasi esatti per poter accedere al mondo del lavoro dopo la laurea.
Molti lavorano prima, sì, ma con altri diplomi, lauree, attestati, master, e comunque non possono fare psicoterapia né psicodiagnosi, né colloqui di sostegno per determinati disagi e disturbi. Certo, molti li fanno ugualmente, ma non potrebbero, a danno della categoria degli psicologi-psicoterapeuti. Se poi ci mettiamo sopra che l’ordine degli psicologi lancia campagne di promozione di colloqui gratuiti vanificando anni e anni di studio e specializzazioni affatto gratuiti, aggiungiamo un’altra tacca di inutilità alla sua esistenza autoreferenziale. In tal modo l’ordine degli psicologi avvalla un’idea medica riduzionistica molto diffusa e qualunquista: “il colloquio psicologico è solo una chiacchierata”, e quindi che la paghiamo a fare?
E non meglio fanno le scuole di specializzazione per divulgare l’efficacia della psicoterapia nei trattamenti dei disturbi mentali, sembrano molto più intente a disquisire di gergo intra-settoriale (il Sé non è il Me, ma nemmeno l’Io, forse è il Tu!). L’unico approccio teorico e metodologico che è riuscito a fare buon marketing è l’approccio cognitivo-comportamentale, molto apprezzato dall’ambiente medico-psichiatrico perché somigliante al modello medico “presenza di sintomi – terapia – assenza di sintomi – buona efficacia” senza intaccare la personalità del paziente. Un rasserenante modello che lavora sui pensieri per abbassare le emozioni: “Hai l’ansia, sei fobico, sei depresso, sei eccessivamente euforico, cambi stato emotivo da un momento all’altro, non riesci a smettere di fare questo o quello? Che pensieri fai per alimentare queste problematiche? Bene, cambiamoli e sostituiamoli con altri più razionali e aderenti alla realtà, ti do i compiti a casa e la prossima volta vediamo i progressi.”
Altri tipi di approcci lavorano sulla consapevolezza delle emozioni che innescano il comportamento problematico: volendo utilizzare una terminologia antiquata e desueta si lavora sulla “carica energetica” associata al sintomo più che sul sintomo. Viene consapevolizzata, rielaborata, metabolizzata, sottoposta al naturale processo di lutto di una parte di sé che ci abbandona (pur negativa che sia) e alla fine di tutto questo lavoro, più lungo, di riflessione in uno stato di presenza interiore, difficile da raggiungere, il sintomo sparisce pur non avendolo quasi mai nominato. Ma la lunghezza di tali terapie eccessivamente introspettive vanificano qualsiasi tentativo di “pubblicizzarne” l’efficacia.
Ma tornando all’argomento principale di questo post: quando riuscirò ad aprire il mio personale baracchino di aiuto psicologico e appendere alla porta “the doctor is in”? Un grazie speciale all’Ordine Nazionale degli Psicologi per venirci così tanto incontro!

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