President_Reagan_presents_Mother_Teresa_with_the_Medal_of_Freedom_1985Fiabe, favole, romanzi, tragedie teatrali, racconti mitologici, leggende, film e persino cartoni animati, cosa davvero ci raccontano? Storie di dominio, potere, controllo, oppressione, imposizioni dispotiche, odio, vendetta, soprusi, ingiustizie, violenze, crudeltà, e poi anche un po’ d’amore per i cuori teneri, e un po’ di speranza per le anime tristi. E non sono affatto dissimili dalle vicende storiche a cui si ispirano e in cui nascono.
La forza compulsiva della sopraffazione, della competizione, della vittoria dei forti sui deboli è quanto ha animato la storia dell’uomo. E benché forti e deboli si sono sempre alternati, nel medesimo disequilibrio, il processo è identico: l’uguaglianza e la fratellanza è quanto di più distante è disposto a provare l’uomo per il proprio simile, e la libertà è quanto di meno è disposto a concedere agli altri. E spesso coloro meno predisposti sono coloro che scalano i vertici, i premiati dalla vita insomma, dalla selezione naturale di tipo psico-sociale: come mai queste caratteristiche sono quelle che vengono selezionate dalla società come vincenti? Come mai se non sei disumano, aggressivo, guerrafondaio, conquistatore, dispostico e tiranno non riesci a scalare le vette del potere? Hanna Arendt scriveva della banalità del male come frutto di una comunissima ed estesissima mediocrità. Ma la mediocrità per arrivare al male ha bisogno di potere: un uomo mediocre in posizioni apicali produce delle conseguenze disastrose. E il potere da chi gli viene conferito? Non di certo grazie alle proprie capacità. Chi gli conferisce onori e cariche prestigiose? Un altro mediocre? No, il potere di fare del male – ma restiamo meno vaghi, meglio dire: la volontà di mettere il potere e la ricchezza davanti a tutto- non è affatto mediocre, o inconsapevole: inconsapevole è il mediocre che esegue, ma chi dà gli ordini sa quello che fa e dove vuole andare.
Non a caso i regni più devastanti sono stati animati da obiettivi ben precisi, ovvio poi che la mente soppressiva sceglie un braccio mediocre, privo di scrupoli e con tanta voglia di compensare la propria mediocrità con un po’ di comando a buon mercato, un individuo vuoto da riempire con le proprie norme e ideologie (i dissidenti, di spirito forte, di solito vengono fatti fuori). Il braccio armato è sospinto dalla banalissima motivazione dell’esecuzione acritica degli ordini, ed è qui che è insita la banalità nel male, non nella mente di chi ordina, che non è affatto banale, ma arguta e lungimirante nei suoi effetti distruttivi.
Come mai la conquista, il dominio, la schiavitù, la competizione ha avuto più attuazione della pace, della condivisione, del rispetto, della libertà e della collaborazione? Come mai prevaricare viene più sponteneo che cooperare? Sembra proprio che la principale motivazione umana sia la distruttività, anche quando è costruttiva.
L’evoluzione umana, l’intelligenza, gli strumenti sempre più innovativi, la creatività, la tecnica, la meccanica e la tecnologia arrivano dall’ingegno, dalla curiosità, dall’inventiva umana, dal genio, eppure se vedono la luce e vengono tramandate, gli scopi di questa eredità sono tutt’altro che nobili: le più grandi scoperte tecnologiche sono nate per motivi militari! Le più grandi innovazioni per motivi di competizione tra grandi squali industriali… E l’arte? L’arte si salva? Non proprio: i più bei monumenti che ora abbiamo sono frutto della vanità di signorotti, nobili, e più tardi di borghesotti arricchiti che volevano dare sfoggio di cultura (pur non capendone nulla). E dei papi che chiedevano indulgenze per erigere le immense case del Signore? Pratica poi abbandonata (almeno in quella forma), ma San Pietro esiste grazie alla vendita della salvezza eterna!
Che dire? In un mondo che venerava dèi vendicativi e impulsivi, ai quali mancava ogni senso etico e di pietà, e in un popolo monoteista, come quello ebreo, il cui Dio prometteva la vittoria su tutti gli altri popoli e la terra promessa, come ha potuto espandersi il Cristianesimo basato su messaggi miti e di benevolenza per il prossimo? Le prime forme di altruismo tra cui aiutare i poveri, accudire gli infermi, rispettare i bambini, e soprattutto “perdonare i nemici” erano un anatema per i tempi in cui nacque Gesù. Non era un fatto di crudeltà volontaria e intenzionale, era la norma trasmessa culturalmente, un’usanza praticata nel loro sistema di usi e costumi, il loro sistema giuridico non prevedeva la punizione per i maltrattamenti verso chi non aveva diritti sociali e politici: ammazzare uno schiavo che disobbediva era normale. Per non parlare dei più deboli: chi era indietro per malattia, povertà, età (orfani o vecchi rimasti soli), veniva lasciato, non recuperato! E non si provava nessun senso di colpa o vergogna di fronte alla società: l’opinione comune approvava (lo so che è difficile immedesimarsi in una società basata su tali principi anti-umani).
Come ha potuto il Cristianesimo farsi strada tra l’aggressività e la distruttività imperante, connaturata, praticata, conclamata, tramandata, benedetta e rispettata? Come ha potuto diffondersi così rapidamente (in meno di un secolo) e far presa in animi affatto predisposti verso questo nuovo tipo di mentalità? I poveri non si sentivano in diritto di accogliere una religione che non provenisse dall’alto, a meno che chi la diffondeva non fosse una figura autorevole da rispettare. Solo in 12, in giro con nulla addosso, avevano tutto questo potere “mediatico”?
Non pensiamo mai a quanto il Cristianesimo (credenti o meno) abbia forgiato la mentalità odierna, i diritti civili, la solidarietà e la tolleranza (addirittura il perdono!) di cui oggi beneficiamo; una religione basata (parliamo dell’inizio) su messaggi completamente ameni da supremazie, guerre, prevaricazioni sugli altri popoli, sul prossimo e sui più deboli. Sentimenti, ribadisco, affatto spontanei e radicalmente assenti nella mentalità dell’epoca (e anche in quella odierna: l’uomo va educato, non nasce civile né civilizzato).
Ebbene in una società di tal fatta come è stato possibile che una nuova fede i cui messaggi erano “lascia i tuoi averi, ama il tuo prossimo, perdona il nemico, porgi l’altra guancia” potesse avere speranza di divulgarsi e creare proseliti? Al di là delle strumentalizzazioni politiche che sono state fatte successivamente, è alquanto improbabile che i Cristiani dei primi tempi pensassero alle future ricadute politiche: venivano perseguitati e truicidati in ogni dove. Eppure il Cristianesimo si è diffuso, eppure se ora abbiamo un minimo di cultura della solidarietà e dei diritti umani, se abbiamo una cultura della tutela del diverso e del più debole, se abbiamo un sistema di cura per chi soffre, se abbiamo un minimo di spirito di fratellanza e solidarietà, non lo dobbiamo certo alla nostra natura, ma ad una cultura che, volenti o nolenti, si è diffusa con la nascita (certa) di Gesù. Sulla sua natura divina si possono avere tutti i dubbi che si vuole, ma sulla sua influenza storica no; e da cosa è dipeso tutto questo fascino per una corrente “umanistica” avulsa da qualsiasi richiamo ad un Dio foriero di potere esclusivo verso un popolo piuttosto che un altro, io personalmente, e laicamente, non saprei definirne le ragioni, considerata la vocazione estremamente distruttiva insita nella natura umana. E, volendo esagerare la mia misantropia fondamentalista, tutti i tentativi recenti di screditare il Cristianesimo e diffondere una cultura laica e atea, sono solo tentativi della natura bifolca dell’uomo che spera di tornare agli antichi splendori dove ammazzare un povero per strada non solo non era reato, ma non meritava nemmeno un minimo scrupolo di coscienza a riguardo (e gli adolescenti sono sulla buona strada).
Credenti o meno, volenti o nolenti, il Cristianesimo autentico (le sole e semplici parole di Gesù riportate nei Vangeli) ha sortito gli effetti di una grande rivoluzione umanizzatrice, un programma pedagogico-educativo volto a rendere l’uomo più solidale e più tollerante, un progetto formativo di ampie dimensioni con l’obiettivo di sviluppare e implementare nell’uomo attitudini prosociali e di empatia.
Ben rappresentata l’etica cristiana da Madre Teresa di Calcutta in confronto ad uno dei presidenti americani che ha fatto dell’America la patria della libertà al prezzo della schiavitù e dello sfruttamento di mezzo pianeta.

Letture consigliate

  • Per approfondire l’esistenza del Gesù storico: Ehrman B. D., Gesù è davvero esistito? Un’inchiesta storica, Mondadori, Milano 2013.
  • Per i cambiamenti culturali introdotti dal Cristianesimo: Socci A., Indagine su Gesù, Rizzoli, Milano 2008.
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