txu-oclc-192062619-middle_east_pol_2008Altro che cosmopoliti, ho scoperto nei giorni scorsi che gli Italiani sono degli esperti di geopolitica! Cavoli, e io che pensavo dovessero ancora riprendersi da un mondiale di calcio pieno di imprevedibili sorprese. E invece no, tutti esperti di storia del Medio Oriente, sanno tutte le cause e le conseguenze delle varie guerre civili intra-religiose tra fazioni opposte,  e di tutte le guerre avvenute tra le varie nazioni, conoscono tutti i gruppi armati e tutti i terroristi uno per uno comprese le loro lotte intestine e di quartiere. Sono esperti di sionismo e di storia ebraica dalla diaspora fino alla formazione del moderno stato di Israele, sono informatissimi sulla guerra israelo-palestinese, sanno tutto sull’Intifada, su Hamas, sulla Jiahd, e persino sul Corano stesso che conoscono con estrema padronanza. E soprattutto sanno tutto sul commercio d’armi internazionale, sulle prossime mosse della Cia, sui rapporti segreti degli Usa con i dittatori di tutto il mondo, altro che Assange e Snowden, in confronto ai miei connazionali sono dei dilettanti.

Ovviamente per non essere da meno devo dire la mia, lasciando per un attimo da parte l’attenta riflessione se sia migliore il latte corpo alla mandorla con o senza profumazione. La mia opinione sarà un’opinione basata sulle mie impressioni e non sulle mie conoscenze pressapochiste di complesse vicende che non posso comprendere al momento leggendo su Wikipedia la storia dell’Iran, della Giordania, del Libano, dell’Iraq, della Palestina, della Siria, di Israele, ecc. Posso solo dire che mi ritengo immensamente fortunata ad essere nata in Occidente, di beneficiare delle conquiste civili della storia del mio paese e dell’Europa; sono felice più che mai che l’Italia sia “capitata” sotto l’influenza americana nella spartizione della ricostruzione europea post-’45 e sono orgogliosa della mia Costituzione civile e democratica. Sono fiera della libertà di pensiero di cui godiamo, qualunque esso sia, purché degno di essere umano. Sono persino entusiasta della cultura del consumismo tanto bistrattato, da me per prima, ma con cui posso avere una vasca e farmi la doccia ogni giorno con un bagnoschiuma rilassante agli agrumi di Sicilia, lavarmi i capelli con uno shampo rigenerante al thé verde cambogiano, cambiarmi biancheria intimissima, e camminare con la soletta che respira in una perenne valle verde anche sopra km di asfalto su cui, tra l’altro, posso scarrozzare con la mia carrozza pur non avendo il cocchiere. Sono felice di aprire il frigo e trovare ogni ben di Dio (sempre senza appartenere alla nobiltà) e potermi sedere su un morbido divano e vedere tutti i miei brillanti telefilm americani preferiti. Sono felice di essere andata a scuola, di aver avuto degli insegnanti di ogni credo politico che non ci hanno mai fatto mancare il predicozzo elettorale per forgiare le nostre menti secondo la loro linea politica. Sono felice di aver frequentato un’università, seppur sgangherata, con la maggior parte degli autori della mia disciplina americani, liberi, pieni di inventiva e sempre in polemica tra loro. Sono felice di essere iscritta ad una scuola di specializzazione il cui caposcuola fu un ebreo emigrato negli Usa durante la persecuzione nazista, e che ha beneficiato della grande libertà americana di poter esprimere e creare una corrente di pensiero divergente rispetto a quella filo-europea dominante.
E sono felice soprattutto perché “qui dalle mie parti” è possibile fare autocritica e persino disprezzare la nostra cultura di massa omologante, il nostro sistema economico sfruttatore e inquinante, il nostro establishment politico debole e corrotto; ma proprio grazie a delle scelte e a delle riforme ideologiche, politiche ed economiche di stampo liberale, democratico e con la giusta dose di socialismo che io sono ora qui a scrivere la mia opinione su un pc poggiato su di un’ampia scrivania con a fianco una bottiglia di acqua oligominerale frizzante, una boccetta di crema idratante, uno spray nasale per la rinite allergica, un portaritratti, un quaderno per appunti; e sono seduta su di una comoda sedia girevole, con un televisore a lato, circondata da una valanga di libri di ogni genere e un armadio pieno di vestiti che non mi stanno più bene, segno che la civiltà dell’abbondanza abbonda anche dentro la mia pelle.

Trovavo assurdo durante gli anni di liceo che ci potessero essere proteste anti-americane e filo-palestinesi. Per i miei 16 anni di allora era perfettamente evidente che quelli erano delle bestie disumane, rimaste indietro di 1000 anni di storia civile, che erano degli invasati pronti a farsi esplodere convinti di ricevere una ricompensa nell’aldidà, che avevano commesso genocidi, squartato donne, sventrato bambini, gettato migliaia di persone ancora vive nelle fosse comuni e poi gasate, che odiavano l’occidente cristiano e pensavano ancora di vendicare le crociate, che erano incivili, barbari, arretrati, ottusi, sessisti, razzisti, intolleranti, violenti, pericolosi, ecc, ecc… E non capivo come fosse possibile che venissero difesi da un’ideologia apertamente anti-americana (l’anticamera dei moderni radical chic che fanno finta di disprezzare il piatto in cui gustosamente mangiano). Gli USA venivano visti come il diavolo in persona, una nazione sfruttatrice, colonnizzatrice a suon di milioni di dollari spesi per corrompere dittatori compiacenti, o per sovvertire regimi, armare i ribelli più accomodanti, fomentare guerre di comodo, difendere la democrazia solo dove ci sono risorse da difendere (mentre altri stati “poveri” dilaniati dalla guerra civile potevano anche sotterrarsi da soli).

Oggi ho 40 anni e continuo a ritenere gli intergralisti Islamici dei barbari senza il minimo di decenza razionale (putroppo il nostro caro Illuminismo non è arrivato così lontano). La cultura e la religione islamica mi ripugnano non perché adorano Allah invece del Dio cristiano (per una laica deista razionale, areligiosa e anticlericale come me figuriamoci che differenza può avere), ma perché è una sfida ad ogni mio principio etico e civile.
E grazie alla mia cultura liberale e libertaria, posso comunque esprimere un’opione critica contro la stessa cultura neoliberista occidentale che nasconde un nuovo tipo di colonialismo dietro la parola globalizzazione (che fa tanto “comunità di fratelli che si tengono per mano circondando il globo terrestre”), contro la psicopatia dell’alta finanza in cui primeggia e affonda i concorrenti colui che sniffa la cocaina migliore, e soprattutto contro la strategia, da prima rivoluzione industriale, di delocalizzare la produzione in paesi dove non devono esistere, come concordato, leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente. E sono fortemente critica nei confronti di un Obama che viene in Europa con tutti e due i piedi per scansare la Russia un po’ più in là (d’altronde 70 anni di pace è un periodo troppo lungo che la storia europea non può reggere ancora per molto!).
A volte, in preda ad una dissociazione alimentata da un’informazione schizofrenica, non so quale dei due mondi sia il peggiore: forse quello più ipocrita occidentale, o forse quello “più autentico” dell’Islam? Poi apro gli occhi, mi riprendo dalla trance ipno-mediatica di controtendenza e vedo che Obama non se ne va in giro con il volto coperto da un passamontagna e un mitra in mano a minacciare il Medio Oriente in nome di Dio.
Ecco in questo mi sembra migliore.

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