locus_of_controlHo appena conseguito l’abilitazione alla professione di psicologo dopo un lungo ed estenuante esame di stato. La prima volta l’ho sostenuto a Chieti nella prima sessione 2014 con esito negativo. L’ho ripetuto nella seconda sessione 2014 a Bari con successo. Mi sento ora di poter dire che l’esame di stato si è rivelato utile, necessario e qualificante per l’avvio alla professione. Ho imparato molto e soprattutto i membri della commissione 2014 di Bari sono stati fantastici stupendi, incantevoli, meravigliosi, competenti, professionali, corretti, e mi è sembrato di scorgere anche un’aureola di rilucente bianco candore che si irradiava dal loro capo. Insomma, un’esperienza unica, dei colleghi unici, delle collaborazioni uniche, una solidarietà unica, una bontà divina, un ambiente armonioso, ho visto passare anche Beatrice nell’aula paradisiaca dove si è svolta l’ultima prova.
La prima sessione 2014 di Chieti? Uno schifo unico, un clima anti-accogliente, un ambiente freddo, una sensazione di isolamento e solitudine, nessun spirito di colleganza, ero un numero tra numeri, uno di quelli “tu sì, tu no” a caso (ed io sono capitata tra i “tu no”), i membri della commissione erano brutti, racchi, pelosi e dietro le loro orecchie ho visto con i miei occhi un tratto di pelle verdastra e squamosa che non sono riusciti a nascondere, e sono sicura di aver intravisto Virgilio in una delle aule infernali preposte all’esame di stato.
Sono tutte vere queste mie impressioni? Ovviamente la percezione cambia in base agli stati d’animo, alle aspettative, alle sconfitte, alle delusioni, alle volte “no”. Che fare? Lasciarsi strisciare in un compianto infinito? Piangersi addosso tutte le recriminazioni del mondo? Lanciare spregiuri e maledizioni alla commissione cattiva cattiva? Insomma lasciarci sommergere dallo Stige dannandoci l’anima finché non ci saremo stancati di piangere la nostra inutilità, oppure cercare di risalire tra le correnti del Lete e dell’Eunoé dimenticando colpe e rancori, e valutando in maniera realistica ciò che di positivo abbiamo fatto?
Diamo radici scientifiche ai fiumi Danteschi e riprendiamo uno dei “primi”, allora noiosissimi, argomenti della prima prova dell’esame di stato: l’attribuzione causale e il locus of control! Belli eh? Già i nomi da soli anticipano l’autorevolezza del loro significato. Ma in concreto cosa significano? L’attribuzione causale è la causa che attribuiamo agli eventi in maniera del tutto personale e, spesso, irrazionale, piena di contaminazioni e condizionamenti provenienti dal nostro retroterra culturale e dalla nostra storia evolutiva. Il locus of control è il luogo (metaforicamente parlando) al quale affidiamo la causa dei nostri successi o fallimenti: interno o esterno. Se è interno (cioè attribuiamo il nostro successo o fallimento alle nostre personali azioni) allora possiamo contribuire al nostro senso di autoefficacia e autostima premiando il nostro impegno e le nostre capacità per il successo ottenuto; oppure possiamo migliorare le nostre prestazioni impegnandoci di più e cambiando strategie di lavoro/apprendimento per raggiungere migliori risultati: quindi attribuiamo a noi stessi il controllo del nostro comportamento e possiamo agire per cambiare i risultati. Il locus of control è esterno quando attribuiamo a fattori fortuiti ed esterni le cause dei nostri successi o fallimenti: “è stato un colpo di fortuna, io non ho fatto nulla di speciale” (bassa autostima), oppure “è tutta colpa degli eventi esterni, io non posso farci niente”; quindi non viene attribuito a se stessi nessun merito, oppure viene perduta la fiducia di poter raggiungere ottimi risultati migliorando le proprie prestazioni.
Riportando questo bel discorso alla concretezza dei fatti, dopo l’insuccesso della prima sessione ho cambiato testi e strategia di studio e ho riprovato. I membri della commissione di Chieti non erano affatto dei malvagi visitors e né quelli di Bari degli angeli scesi dal cielo. Ho soltanto pensato: rimboccati le maniche e rimettiti a studiare in modo diverso, aggiornando le teorie, integrando il programma con ulteriori argomenti, e nelle prove sii chiara, concisa, senza dilungarti troppo. Quindi ho ripetuto le tre prove cambiando radicalmente approccio e alla prova orale mi sono detta: “Non complicarti la vita, di’ soltanto quello che sai”.

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