mela_col_vermeÈ meglio continuare a puntare il dito contro il povero verme, oppure è meglio ricorrere ad un antiparassitario? Cosa attrae di più un verme? Un accesso più facile, e quando non siamo in grado di negarlo in maniera naturale, al quarto verme forse è il momento di optare per un aiuto esterno!
In cosa consiste il lavoro psicoterapeutico nei casi di “love addiction”? Innanzitutto capire come mai siamo così irresistibilmente attratte dai vermi, aspetto che passa sempre in secondo piano: noi donne siamo le privilegiate della categoria “vittime”. Quindi uscire dal vittimismo, assumersi la piena responsabilità dei prorpi comportamenti e delle proprie preferenze. Invece quello che ci viene più naturale è dare la colpa al vermiciattolo di turno al quale abbiamo dato così tanto potere dietro la scusa della parola “amore”: “Sì, ma io lo amavo”. Davvero? Amavi le sue assenze? Amavi le sue menzogne? Amavi le sue ambiguità? Amavi le sue abitudini di vita imperanti e immodificabili? Amavi le sue non risposte? Cosa amavi esattamente? Proviamo a chiederlo direttamente ad una “vittima” pentita!
– “Di lui amavo, non so, ora mi vien da ridere a ripensarci, ciò che posso dire è che gran parte era nella mia mente, era spiritoso, ironico, intelligente, ma tutto era a casaccio, senza filo conduttore, e ciò che usava per far colpo su di me, lo utilizzava per far colpo anche sulle altre, perciò io costruivo film mentali su quanto io potessi cambiarlo, su quanto io potessi farlo innamorare follemente solo di me, su quanto io potessi avere l’esclusiva, e mi davo da fare per stupirlo, per farlo ricredere, per farlo cadere ai miei piedi, e quando non succedeva (ossia quasi mai, perché stava con me, ma il giorno dopo spariva), lo accusavo delle peggio bestialità umane!”
– “Cosa volevi da lui?”
– “Con il senno di poi, non so, volevo vincere, ecco! Sì, volevo vincere!”
– “E l’amore che provavi?”
– “Ero straconvinta che fosse fortissimo, indissolubile, e ogni volta che provavo questa sensazione avevo la certezza che si trattasse dell’anima gemella.”
– “Quante anime gemelle hai creduto di incontrare?”
– “Bella domanda… Quante anime gemelle esistono? In effetti io credo di averne incontrate cinque, nel senso che quando mi frequentavo con loro ne ero sicurissima, vedevo segni del destino ovunque, telepatie, coincidenze inequivocabili, sogni premonitori, che credulona che ero!”
– “Dimmi di più su queste credenze magiche che avevi.”
– “Bé, è difficile ricordare tutto… Mh… sì, ne ricordo una in particolare, molti anni fa incrociavo sempre un ragazzo per strada, e ogni volta che lo incontravo pensavo tra me e me «Per come sto messa ora solo uno del genere mi può capitare!» e lo pensavo in maniera autoironica, poiché non mi faceva una bella impressione quel ragazzo. Anni dopo degli amici in comune me l’hanno presentato e lui iniziò a corteggiarmi e io presi quei miei pensieri di allora come un segno del destino. Avevo completamente cancellato il modo con cui avevo formulato quei pensieri, il fatto di aver pensato che quello potesse andare a finire con me era sufficiente! Infatti poi la storia andò a finire malissimo, il ragazzo più ambiguo che avessi mai conosciuto, ma i miei pensieri di allora si rivelarono esatti: in effetti per come stavo messa solo uno del genere mi poteva capitare, e di fatto mi capitò!”
– “Della serie: la metà di una mela marcia è sempre un verme! Nel senso che se avevi un’opinione negativa verso te stessa pensavi di non poter meritare niente di meglio.”
– “Esatto, niente di meglio!”

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