zmein

Pensate ad una persona che stimate moltissimo? Cosa provate per lei? Ammirazione, benevolenza, rispetto quasi sacro, devozione, fascinazione, curiosità, voglia di sapere di più, di scoprire altri segreti nascosti custoditi da cotanta personalità alta e nobile, e se ci trovassimo al suo cospetto quasi una intima sensazione di rigore e disciplina: sappiamo già cosa sia lecito fare o dire e viceversa. Pensiamo invece ad una persona che stimiamo poco: la riteniamo indegna persino della nostra attenzione, l’ascoltiamo controvoglia, ogni cosa che dice è superflua e noiosa, le attribuiamo scarso valore, anzi quasi fosse un dialogo da sopportare per la civile convivenza, se proprio non riusciamo a farle capire che non ci interessa ciò che dice.

Ora pensiamo a cosa rende una persona stimabile. Il massimo impegno e rigore in ciò che fa, risultati eccellenti nel proprio lavoro, concentrazione nei propri progetti, attenzione per i particolari, passione costante e duratura per i propri interessi, ma anche altruisimo, empatia, educazione, e soprattutto sacro rispetto di sé e dell’altro, indipendenza, calma interiore. Sembra che dimorino dentro di sé le proprie regole di vita.
E una persona che non riteniamo stimabile? Scarsa cura di sé e dei prorpri impegni, scarsa concentrazione nei propri progetti, eccessiva dipendenza dagli altri, passioni fugaci e inconsistenti, massima attenzione a ciò che è visibile e passeggero, estrema rabbia o passività, egoismo, maleducazione, poco, o addirittura assente, rispetto di sé e per gli altri, intrusività e invadenza eccessiva, instabilità affettiva, irrequietezza. Sembra che vaghi a vuoto nella vita mettendosi sempre in competizione e facendo sempre paragoni prendendo gli altri come misura del proprio valore (denigrandoli o idealizzandoli a seconda dell’uomore ballerino).
Ora riportate le sopracitate descrizioni a voi stessi.

La stima costa fatica, impegno, disciplina interiore, rigore, concentrazione, attenzione, ed è una dote che ci viene tramandata: come siamo stati trattati ci trattiamo (e trattiamo gli altri di conseguenza). Si può imparare? No, si può costruire. La stima non è un valore cognitivo, ma affettivo: se abbiamo la calma e la stabilità interiore (stato di regolazione fisiologica che abbiamo co-costruito con le nostre figure di accudimento) allora possiamo porre le basi alla costruzione della stima di sé, al pari della stima che riconosciamo ad un altro. Altrimenti il nostro destino sarà quello di un perenne conflitto basato sul confronto con gli altri: estremamente penoso e invalidante dal punto di vista di una buona qualità di benessere interiore.
La relazione terapeutica offre un buon surrogato per ricostruire la stima di sé perché restituisce un’immagine di sé basata sull’empatia e sulla correttezza e non sulle incongruenze “emotivo-cognitive” dell’ambiente d’origine.

Annunci