Di recente sono venuta a conoscenza di molti metodi proposti dai vari life coach e counselor che vertono sul raggiungimento del successo personale. Sono rimasta colpita da tanta varietà di corsi e percorsi e mi sono chiesta: ma quale sarà quello giusto? Se tutti vantano di conoscere i segreti del successo, quale sarà il segreto più segreto di tutti?
E soprattutto, come psicologa e come life coach, come mai non sono mai venuta a conoscenza di questi segreti dai tanti libri letti e dai tanti corsi di formazione frequentati? Mi è forse sfuggito qualcosa? Ho forse sbagliato università, scuola di specializzazione e corsi di formazione? Ce ne saranno altre che forniscono tali segreti e me le sono perse?
Confrontandomi con altri miei colleghi che svolgono sia la professione di psicologo-psicoterapeuta che di formatore, e che hanno frequentato università, scuole di specializzazione, master, corsi di formazione diversi dai miei, anche loro non sono venuti a conoscenza di tali segreti. Anzi, sappiamo tutti benissimo che la prima cosa che impariamo come matricole nella specializzazione post-universitaria è piuttosto traumatico e demolisce uno ad uno i nostri deliri di salvezza: non esistono scorciatoie e bacchette magiche, dimenticatevi del vostro concetto di aiuto, lo psicologo non dà soluzioni, nemmeno le suggerisce! Ed è proprio l’analisi della domanda lo zoccolo duro del nostro lavoro: capire la reale motivazione che spinge la persona a chiedere aiuto e far capire che noi non conosciamo alcuna formula segreta su come risolvere tutto, nessuna soluzione illusoria, nessuna via breve. Illusione di cui noi stessi a volte non ci accorgiamo (ed è anche per questo che esiste la supervisione, concetto sconosciuto a molte figure improvvisate nelle professioni di “aiuto”).

Counselor (con corsi che vanno dalle 2 settimane ai 3 anni) e life-coach (con corsi che vanno dai 3 mesi ai 2 anni), sono quelli più diffusi sulla piazza! Ma i metodi che utilizzano sono i più disparati: dal coaching aziendale-sportivo personalizzato, più serio, ai meeting-accozzaglia dove puoi ritrovarti a camminare sui carboni ardenti per avvalorare lo slogan “se vuoi puoi”, alla meditazione ultra-pranica, ai salti quantici in dimensioni parallele della tua vita, alle formule da ripetere, alle istruzioni da seguire, ai pensieri da formulare, insomma tutta roba di derivazione newagista, piennellista deviata, e neo-ego-spiritualista: l’universo divino risponde ai tuoi pensieri, oppure i tuoi pensieri creano l’universo, o l’universo si sintonizza con i tuoi pensieri e ti sforna le occasioni che andavi cercando (insomma se non stai vivendo la vita che desideri sbagli pensiero, punto!). In alternativa alle derivazioni strampalate del coaching ci sono i counselor: da quelli sfornati dalle varie scuole di specializzazione di psicoterapia (più serie ma in conflitto deontologico, poiché lo psicologo non può insegnare strumenti psicologici a non-psicologi, ma di fatto lo fanno!), ai counselor usciti da corsi-lampo di “vattela-a-pesca”, e anche qui  puoi spaziare dal counselor che ti fa i massaggi ristrutturanti per sbloccare emozioni, traumi, pensieri e conflitti irrisolt (è l’offerta paghi 1 e prendi 4), a quello che ti riallinea i centri energetici, fino al counselor angelico che parla con gli angeli, e ancora l’operatore olistico che ti rimette a posto i chakra e ti ripulisce il karma, e i costellatori familiari che non si sa dove abbiano imparato tale tecnica molto complessa e delicata (solo gli psicoterapeuti possono utilizzarla) e che non solo sfornano seminari che raccolgono centinaia di persone ma anche libri che danno una visione distorta di certi argomenti.
Per una sintesi esaustiva di tutte le metodologie esistenti nel campo “esoterico” sulla crescita personale sfogliatevi il catalogo delle Edizioni Mediterranee.

Ora io ho letto tanto, non tutto quello che occorre per essere esperta in tutti i metodi del coaching e del counseling e delle discipline pseudo-orientali, ma di una cosa sono assai certa: non esiste nessun segreto o formula o strategia o metodo che indichi la via del successo. Tutti gli studi fatti in psicologia sulle ragioni del successo non forniscono nessun libretto di istruzioni, sono solo studi descrittivi, non sperimentali. Non hanno mai creato alcun gruppo sperimentale a cui insegnare la via del successo per poi confrontarlo con un gruppo di controllo a cui non è stato insegnato nulla. E non lo hanno mai fatto semplicemente perché sarebbe una ricerca ingenua e risibile: tale metodo non esiste.
Io quando lavoro come life coach non insegno un bel nulla, anche perché non avrei proprio niente da insegnare: ma si analizzano i singoli ostacoli interni ed esterni man a mano che vengono fuori durante il percorso, e se l’ostacolo è un’apatia sottostante o varie forme di evitamento nevrotico un percoso di life coaching non può fare proprio un beneamato ciufolo! Qui entrano in gioco fattori che vanno al di là della performance, che sono di natura ben più profonda, ai quali il solo life coach non sa approcciare (o qualsiasi altra figura abusiva che non sa come si lavora sulle dinamiche inconsce). Le nevrosi possono essere insidiose e a volte anche un terapeuta esperto può rimanere invischiato nei circoli viziosi del nevrotico.

Ma per non continuare a scivolare nella polemica sterile e infinita su chi sia più titolato ad agire come professionista della sfera psicologica (mi sembra ovvio), su come siano scorretti i direttori delle scuole di psicoterapia che aprono anche scuole di counseling, su come sia ingenua l’utenza che non si informa a sufficienza, su come sia ambigua la legislazione italiana permettendo al primo che si sveglia di portare in giro il suo metodo super sayan imparato nel suo ultimo viaggio in India, su come la figura dello psicologo sia ancora legata a stereotipi che riguardano la malattia mentale (di fatto nessuno sa che la figura legittimata alla cura dei disturbi mentali e dei disagi psichici è lo psicoterapeuta e non lo psicologo, ma appunto, chi lo sa?), e blablabla… Anche io voglio fornire, come psicologa, delle indicazioni corrette su come funziona un percorso di crescita personale e di cambiamento per arrivare dal presente impantanato al futuro desiderato:
1- Primo assioma: solo ciò che è dentro (schemi mentali) è anche fuori (la realtà vi corrisponde perché selezioniamo quella relativa ai nostri schemi). Corollario: solo cambiando ciò che è dentro si cambia ciò che è fuori. Su questo assioma ci giocano in molti con la formula semplicistica: pensa intensamente al futuro che vuoi, formula pensieri positivi su ciò che vorresti e magicamente arriva!
Ma manco per sogno! Cambiare il “dentro” per modificare il “fuori” non ha nulla di magico, è faticoso, frutto di sforzo, di rimessa in discussione delle proprie convinzioni limitanti e di ridefinizione della realtà in base ad una nuova riformulazione del sé. Il pensiero non basta, considerando che solo il 30% della nostra vita psichica si basa su decisioni prettamente cognitive, il resto è emotivo e viscerale. Non mettere al corrente le persone che intraprendono percorsi di realizzazione personale, a suon di migliaia di euro, che non è una passeggiata in mezzo ad un giardino pieno di pensieri giusti da cogliere e trapiantare nella propria mente, ma occorre prima attraversare la discarica dei pensieri disfunzionali e delle resistenze al cambiamento, è una truffa.
2- Secondo assioma: ciò che era fuori (le interazioni che abbiamo vissuto e interiorizzato durante l’infanzia) è diventato dentro (i nostri schemi mentali). Corollario: solo conoscendo e comprendendo come ciò che è avvenuto fuori si è trasformato in ciò che abbiamo dentro possiamo decidere in maniera consapevole e matura come vogliamo essere senza condizionamenti e contaminazioni. E su questo punto molti “guru de no’ atri” non sanno dove mettere le mani improvvisando formule e metodi approssimativi al limite del grottesco.
3- Terzo assioma: se il fuori rimane dentro (se permangono inalterati i nostri vecchi schemi disfunzionali sedimentati e appresi durante l’infanzia) allora il fuori ci governa (sentiamo di non avere il potere di incidere sulla realtà e invece di scegliere ci adattiamo o ci ribelliamo in maniera caotica e disorganizzata). Corollario: senza un lavoro su se stessi assiduo e costante non ci può essere cambiamento, non si può riportare dentro di sé il controllo della propria vita se non smontiamo i vecchi schemi e ne ricostruiamo di nuovi. Per fare questo lavoro un seminario di 4 gg o un corso di 4 mesi non è assolutamente sufficiente, rimane a livello cognitivo aumentando la nevrosi invece di risolvere i conflitti interni, per lo più inconsci, di cui non siamo consapevoli: dal cognitivo all’emotivo il passaggio non è breve. Si iniziano a smontare le convinzioni disfunzionali per poi passare a “riparare” l’emotivo disorganizzato soggiacente, e poi dall’emotivo “riparato” si passa al cognitivo “ricostruito”. Un lavoro tutt’altro che immediato e soprattutto un lavoro individualizzato. Un percorso identico per tutti è un inganno. Quale Super-Io malvagio direbbe: “Ecco, se volete avere successo questi sono i passi da fare e si fa così, così e così”, stile indottrinamento anni’40.

Quindi, dico io, con un po’ di rabbia lo ammetto, se proprio volete trovare la via del successo affidatevi ad uno psicologo che non offre soluzioni illusorie e metodi inapplicabili, che non vi attira con facili promesse e corsie preferenziali, e soprattutto che mette a disposizione  le sue competenze su cui ha investito anni di studio e formazione, non solo in termini operativi, ma soprattutto come spazio mentale in cui accogliere la richiesta della persona e restituirle una prospettiva diversa che anche lei sia disposta ad accettare.

Intorno alla costruzione di una casa ci sono varie figure: l’ingegenere, l’archietetto, il geometra, il muratore, il carpentiere, l’elettricista, l’idraulico, il piastrellista, chi mette gli infissi, chi monta le grondaie, ecc. Affidereste mai il progetto ad uno che non è ingegnere ma che ha fatto qualche corso su come costruire le case? Perché tanta cura (e legislazione chiara) per la costruizione di edifici e per la costruzione del nostro futuro non ci informarmiamo sui professionisti a cui affidiamo la nostra richiesta di aiuto? Perché le soluzioni facili ci attirano così tanto? Non è differente dal rivolgersi al cartomante o alla fattucchiera? I maghi si fanno tramite di poteri occulti che metteranno a tua disposizione, mentre nei corsi di autorealizzazione pensi che ti sveleranno come avere direttamente questo potere tramite la rivelazione di formule e pensieri magici.

Una strategia per il successo però questi “stregoni” a caccia di apprendisti di sicuro l’hanno trovata: vendere la speranza della felicità. Per un attimo, mentre frequenti il corso, ti senti meglio, vorresti camminare sulle acque, portare la montagna da Maometto, cavalcare gli unicorni, scalare l’Everest, ma poi? Come si traduce tutto questo entusiasmo in termini operativi?
Il metodo del coaching che io ho appreso è orientato verso la pratica e non verso il pensiero, proprio per evitare questo gap. Ma non è nulla di trascendentale, e nulla che uno psicologo non sappia già fare, e con la preparazione adatta per affrontare gli imprevisti dell'”irrazionale” umano.

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